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lunedì 12 dicembre 2011

L’Umanità = tanti “io” pirla

dal sito L'Agorà di Cloro

foto di Torino.it (La Repubblica)
Sulla storia di un gruppo di abitanti di nonsopiu’ che quartiere di Torino che hanno incendiato un campo nomadi perchè una figlia di un vicino aveva detto in giro di esser stata violentata da uno zingaro.

Intanto vorrei invitarvi a leggere il post di Fika sikula sull’argomento. Che veramente merita. Poi…cosa dire di una ragazzina che s’è lamentata di esser stata stuprata da un ROM e le cui parole hanno scatenato una specie di “guerra di troia” di piccolo borghesi frustrati e di proletariato disperato (gente di merda) che sono andati a dar fuoco a un campo ROM? E’ un quadro. Un film degli anni ’50, come il buio oltre la siepe, dove alla popolazione americana idrofoba per lo stupro e l’uccisione di una bambina, dànno in pasto per il linciaggio un ragazzo di colore, innocente.


Su you tube c’è una candid camera che mi ha colpito: due attori attendono in un ascensore i prossimi utenti, stando entrambi con la faccia rivolta allo stesso muro (se cosi posso chiamare le pareti dell’ascensore), come se scrutassero qualcosa di interessante. Gli utenti vittime della candid camera vediamo che inizialmente stanno con l’aria interrogativa sul loro contegno e quindi, nel 99% dei casi, anche loro si rivolgono a quel muro, mettendosi in “fila” per farlo.




Il video s’intitola “the power of conformity“. Esso dimostra -direi scientificamente- che per quanto ciascuno di noi senta palpitare nel proprio petto un anelito di libertà irripetibile, unita all’impellente necessità di esprimere al mondo il proprio “io”, in realtà i meccanismi che ci regolano sono di natura chimica. In questo caso dell’ascensore notiamo come il nostro stile di vita rafforzi l’influenza dei “neuroni-specchio”, qui in azione nella prassi del comportamento degli organismi degli utenti dell’ascensore.

Sull’istinto di conformità degli umani ci campano i regimi e le alte gerarchie economiche che si dividono le risorse del mondo. L’immenso apparato sociale ed economico costitutito dalla rete dei mass media (anch’esso governato da un’oligarchia) è finalizzato solo ed esclusivamente ad incutere paure (cfr. la shock economy di M. Klein), generare antipatie, suggerire comportamenti, instillare odio, promuovere simpatie, agendo sul pavloviano schema stimolo-risposta. Schema evidentemente inscritto nei nostri geni umani, altrochè “essenza razionale dell’Uomo”.

Gente come Oriana Fallaci, Magdi Allam (e Daniel Pipes negli USA) sono tra i “fautori” contemporanei di questa istigazione alla contrapposizione tra gruppi sociali (con totale indifferenza ai conflitti di classe) sulla scorta di tradizioni religiose e/o gruppi etnici di appartenenza e/o spregio della morale comune (che per noi è quella cattolica). Molti altri ce ne sono stati in passato, la differenza è che oggi gli stimoli all’ “espressione di se’” in senso identitario, escludente l’altro perchè diverso (cioè “non essere”) è data in pasto alle masse, oltretutto con messaggi sottoculturali che escludono ogni contatto -sia pure contingente- con il leitmotiv della Bellezza.

Tanto per intenderci, sotttoporrei Maria De Filippi a processo per crimini contro l’umanità negli italiani.

Peppino Impastato combatteva la mafia perchè le sue speculazioni offendevano la Bellezza della sua terra.

Se fossimo nel mondo della Idee Platoniche, mi chiederei quale modello ha ispirato -nella sua negazione- le azioni efferate di un “bivacco di manipoli” che con le taniche di benzina hanno incendiato un campo nomadi a Torino. Una vergogna italiana che s’è consumata nella stessa regione dove la TAV è un problema che ha chiamato i cittadini della Val Susa ad un reale impeto di dignità e di coraggio.

Allo stesso modo che lo stupratore esprime nell’atto violento la sua natura di impotente, gli incendiari di Torino esprimono la loro, di impotenza. L’incapacità di uscire dal pregiudizio che porta alla necessità del capro espiatorio. L’incapacità di uscire dallo schema che vede la pressione negativa esercitata da tutte le notizie sulla crisi economica e sociale assumere la forma del peggiore dei contraccolpi: annientare la società che si sarebbe resa responsabile dello stupro nella particolarità di una ragazzina del loro “giro”.
Che poi non c’è stato: era un’invenzione della ragazzina per togliersi dai guai. Una storiaccia che, quattro secoli fa, poteva concludersi anche con un rogo. Anzi che s’è conclusa con un rogo. Ancora la, stiamo, infatti.

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