Pagine

sabato 14 gennaio 2012

[Giovanni Falcone Dossier] Lezioni sui pentiti


di Giovanni Falcone


dal sito Antimafia Duemila








Tratto dalla relazione intitolata “Valutazioni probatorie relative al pentitismo” contenuta nel libro “Interventi e Proposte”. Per gentile concessione della “Fondazione  Giovanni e Francesca Falcone”

Nessuna regola, come è ovvio, è possibile formulare nella valutazione della attendibilità dei pentiti. In proposito, è certamente vero che costoro quasi sempre sono oggetti macchiatisi di gravi delitti da ascoltare, quindi, con estrema cautela; ma non è men vero che solo dalla viva voce dei protagonisti di vicende criminali spesso efferate possono essere tratti elementi di conoscenza altrimenti non acquisibili. Solo, quindi, dall’esame del caso concreto e del contesto in cui si inserisce la collaborazione dell’imputato con la giustizia è possibile trarre utili elementi di giudizio.
E’ indispensabile allora - perché il fenomeno del pentitismo si traduca in risultati utili per la giustizia - la esperienza, la capacità, la serenità, in una parola, la professionalità del giudice.
Siamo stati abituati per lunghi anni ad assistere, impotenti e quasi facendovi l’abitudine, ad imprese scellerate ed alla crescita smisurata di organizzazioni criminali che sono divenute un vero e proprio contropotere all’interno dello Stato condizionando intollerabilmente lo stesso sviluppo democratico del nostro paese. Era inevitabile che queste strutture, prima o poi si sarebbero incrinate e che qualcuno avrebbe cominciato a parlare; ed era prevedibile, del pari, che le strutture giudiziarie e di polizia sarebbero state messe a dura prova, con un impegno eccezionale e certamente non limitato nel tempo, dalle propalazioni dei pentiti.

[Giovanni Falcone Dossier] E' Palermo l'epicentro del fenomeno mafioso


                        di Giovanni Falcone

               dal sito Antimafia Duemila






Entrando nel merito di questa tavola rotonda e anche per vivacizzare un po’ il dibattito, altrimenti sembra che stiamo recitando tutti lo stesso copione, vorrei pormi in una posizione un po’ diversa. In che senso. Da sempre, da quando mi occupo di problemi di mafia, mi è capitato di sentirmi dire che trattasi di un problema politico, che mafia è uguale politica, che la risoluzione del problema mafia comporta il coinvolgimento di tutto lo Stato e la società civile e che quindi polizia e magistratura non saranno mai in condizione di risolvere da sole questo annoso problema. Ora devo dire che, non che non sia almeno in buona parte vero questo ragionamento, ma è un ragionamento che da sempre ho ritenuto come totalmente improduttivo di effetti. Ragionamento che non porta in nessun posto e soprattutto può costituire, e molto spesso e per lunghi tempi ha costituito, un alibi per giustificare la totale inerzia di chi avrebbe dovuto e potuto agire. Cosa intendo dire. Io vorrei rovesciare un po' l'angolo visuale. Perché se è vero che la mafia è anche un problema economico e sociale vorrei che non si dimenticasse che è anzitutto un fatto criminale. Se no altrimenti, perché anche li bisogna stare attenti, corriamo il rischio di confondere due fenomeni tutt'affatto distinti. Uno è la mentalità, se vogliamo, mafiosa di larghi strati delle popolazioni meridionali, altra cosa è la mafia in quanto organizzazione criminale. E io mi rifiuto di credere che ci sia qualcuno che possa pensare che gli omicidi quando superano un certo numero diventano un fatto politico e cessano di essere un fatto criminale. Proprio in questa città si è reclamata a gran voce, giustamente, la scoperta degli autori degli omicidi eccellenti ma bisognerebbe non dimenticare mai che non sono soltanto questi autori che non sono stati scoperti, se non in parte, ma gli autori di centinaia e centinaia di altri omicidi. Guardate che nel periodo degli anni '81 - '83, nel periodo peggiore della seconda guerra di mafia, gli omicidi sono stati quasi un migliaio e di questi ben pochi sono stati scoperti. Ecco, allora, se è vero che la mafia è un anche fenomeno economico e sociale, o meglio, un fatto che influisce sull'economia e sulla società, se non si creano in Sicilia e nelle altre regioni inquinate dal crimine organizzato le precondizioni necessarie per lo sviluppo economico e sociale sarà assolutamente inutile parlare di lotta alla mafia.

[Giovanni Falcone Dossier] Il ruolo fondamentale del pentitismo


                                   di Giovanni Falcone

                          dal sito Antimafia Duemila






Le loro idee camminano sulle nostre gambe

Il pezzo che segue è tratto da un'annotazione manoscritta del giudice Falcone per i lavori di un comitato della sezione siciliana dell'Associazione nazionale magistrati. Il 27 ottobre del 1990 fu approvato, nel corso dell'assemblea nazionale dell'Associazione, il documento finale nel quale vi è stata successivamente inserita una frase che teniamo a riportare: “Il fenomeno mafioso si colloca ormai in un ambito principalmente politico, perché sotto le vesti della democrazia, si intravedono sempre più rapporti di potere reale basati sul decadimento del costume morale e civile, su intrecci fra istituzioni deviate e organizzazioni occulte, su legami tra mafia e politica”.

Da Interventi e proposte, per gentile concessione della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone

Il fenomeno del pentitismo, valutato spesso in modo troppo emozionale fin quasi a demonizzarlo, costituisce in realtà uno dei temi fondamentali su cui si gioca il buon esito della riforma del processo penale. E' necessario riaffermare ancora una volta che, in un processo penale dominato dall'oralità e dalla formazione dibattimentale della prova, non si può fare a meno, soprattutto in tema di reati di criminalità organizzata, del “teste della Corona” e cioè delle dichiarazioni di coloro che, proprio per avere fatto parte di organizzazioni criminose, sono in grado di riferire compiutamente dall'interno le dinamiche e le attività illecite delle organizzazioni stesse.

venerdì 13 gennaio 2012

Londra: Un programma in grado di Taggare,Riconoscere e Seguire le persone implementerà il sistema di CCTV già pesantemente presente in UK

In England, una cosa che difficilmente sfugge, è il numero di telecamere che costantemente ti "seguono" ovunque tu vada (4.2 milioni, pari a quasi 1 telecamera ogni 15 persone) Chiaro che il dato si rafforza nelle zone abitate, ma pure sulle strade (provinciali,statali o autostrade) il numero di telecamere rimane significativo, e l'automobilista se ne accorge in primis.

Qualche giorno fa, ho scoperto (tramite un post del "The Vigilant Citizen") che tale sistema (CCTV) è stato abbinato ad un programma che è perfettamente in grado di taggare,tracciare e riconoscere le persone che si desidera. Per il momento tutti i test sono stati fatti a Londra, dove entro un anno si prevede l'entrata in vigore di questo sofisticato e tecnologico sistema di sicurezza, che però puzza fortemente di "Big Brother" permanente, che ha ricevuto una notevole spinta, in termini di tempi di attuazione e modalità di accettazione (da parte delle persone), dai "riots" dell'estate scorsa. Del resto la semplice regoluccia che seguono è sempre la solita: Problema, Reazione, Soluzione. E tutti accettano allegramente, anche se un'altra porzione di "libertà" è stata asportata. Guardando il video, capirete cosa intendo..   
L'incubo distopico descritto nel romanzo 1984 di George Orwell sta manifestandosi a Londra, Regno Unito. Questa città è oggi uno dei luoghi più pesantemente monitorati di tutto il mondo, dato che al numero record di telecamere di sorveglianza disseminate per le strade è stata abbinata la tecnologia più avanzata mai prodotta per il tracciamento dei cittadini.
Reuters riporta che il sistema di telecamere a circuito chiuso di Londra è ora in grado di etichettare specifici individui, tracciarli nelle loro attività ed eseguire 'ricerche' a ritroso su di loro individuandoli all'interno di filmati precedenti.
 
Il rapporto elogia il software e liquida velocemente le preoccupazioni sulla privacy suscitate dal dispositivo, affermando che la maggior parte dei cittadini approverebbe questa politica di stretto monitoraggio (mi piacerebbe verificarlo attraverso un vero sondaggio scientifico). Naturalmente, i disordini londinesi della scorsa estate sono stati citati come una delle motivazioni che rendevano impellente l'attivazione di questa tecnologia, come anticipato nell'articolo intitolato Scontri di Londra ed Erosione dei Diritti

qui il link diretto dell'articolo... http://vigilantcitizen.com/latestnews/street-cams-can-now-tag-track-and-follow-individuals-video/


domenica 8 gennaio 2012

Le due facce di Kennedy, il signoraggio ed i crimini delle élite finanziarie


dal sito La Scienza Marcia e la Menzogna Globale




Caro J.F. Kennedy, ti chiedo scusa, ho sempre parlato (e scritto) male di te, perché avevo giudicato solo le cose più visibili della tua carriera politica, ignorando ciò che avevi fatto negli ultimi mesi della tua presidenza. Adesso che ho davanti il quadro completo mi permetto di formulare un giudizio differente sul tuo operato e sulla tua vita.

Adesso so che J.F.K., dopo avere svolto per i primi anni le solite funzioni che è tenuto a svolgere un presidente USA (agevolare le guerre, acuire la tensione, finanziare gli stati dittatoriali) negli ultimi mesi rifiutò di attuare l’operazione Northwood (una sorta di 11 settembre ante litteram, un piano predisposto da alcuni generali per organizzare degli attentati in territorio USA da attribuire al governo cubano in maniera tale da avere la scusa per un attacco militare al regime comunista di Fidel Castro) inimicandosi alcuni ambienti conservatori in ambito militare, attaccò pesantemente le lobby finanziarie delle élite dominanti cercando di eliminare il signoraggio, e pare proprio che avesse intenzione di chiudere con la guerra del Vietnam.

Sembra proprio che qualcosa sia scattato in Kennedy, una presa di coscienza, un risveglio spirituale che lo portò a ribellarsi ai Grandi Burattinai, e fu per questo che pagò di persona con la sua morte, anche se questo non cancella le sue colpe precedenti, né elimina i sospetti sugli oscuri coinvolgimenti dei due fratelli Kennedy nella morte di M. Monroe.

sabato 7 gennaio 2012

[Giovanni Falcone Dossier] Falcone: siamo corporativisti e poco professionali

di Giovanni Falcone


dal sito Antimafia Duemila






Duro monito del giudice palermitano al Consiglio Superiore della Magistratura e ai magistrati carrieristi e irresponsabili. Sono necessarie “maggiore competenza tecnica e più serietà operativa”.
Relazione dal titolo La professionalità e le professionalità letta a Milano il 5 novembre 1988. Per gentile concessione della Fondazione "Giovanni e Francesca Falcone".



In un documento del 13 luglio 1988, la giunta esecutiva nazionale di Unicost, nel riconoscere che l'esercizio della giurisdizione attraversa nel Paese un periodo di straordinaria difficoltà, afferma che il solco profondo creatosi tra magistratura e società civile ha determinato le condizioni per l'esito del referendum sulla responsabilità del giudice, in cui gli elettori, “indipendentemente dalle diverse intenzioni dei promotori”, hanno trovato l'occasione per esprimere la loro protesta per il pessimo funzionamento del servizio-giustizia. Viene ribadita in quel documento, dunque, la tesi che, attraverso il referendum, alcuni settori politici hanno strumentalizzato lo stato di insoddisfazione esistente nel Paese, per far apparire la magistratura come unica responsabile delle disfunzioni della giustizia.
Se ci si sforza, però, di analizzare la questione con obiettività, e se si abbandona per un attimo quello stato d'animo che ha indotto non pochi ad affermare che la magistratura è afflitta da una “sindrome permanente da stato di assedio”, non può non riconoscersi che il referendum, a prescindere da qualsiasi sua strumentalizzazione, ha consentito di accertare, senza margini di equivoco, un dato estremamente significativo: e cioè che la stragrande maggioranza dell'elettorato ritiene che la funzione giurisdizionale non sia svolta attualmente con la necessaria professionalità, e che bisogna porre rimedio alla sostanziale irresponsabilità dei magistrati.

[Giovanni Falcone Dossier] Cooperazione internazionale contro i traffici di droga


                                          di Giovanni Falcone


                                 dal sito Antimafia Duemila





L’articolo che segue è tratto da un intervento del giudice Giovanni Falcone al convegno intitolato Aspetti e prospettive della cooperazione internazionale nella lotta al traffico degli stupefacenti.Il meeting si è svolto a Torino, nel 1984 presso il Consiglio Regionale del Piemonte.

Tratto da Interventi e proposte, per gentile concessione della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone.



Le esigenze di cooperazione internazionale, già ritenute essenziali oltre un secolo fa, hanno acquistato ormai carattere di cogente attualità nella repressione del fenomeno della criminalità organizzata. Al riguardo, mi sia consentito di rilevare che se ormai da tempo si ammette che la mafia, la camorra ed altre organizzazioni similari costituiscono problema nazionale ed internazionale, tuttavia, al di là del ristretto campo degli “addetti ai lavori”, ci si rende conto solo confusamente del significato di queste affermazioni e della complessità del problema stesso. Mi è sembrato, pertanto, che l'esame di una materia come quella del traffico di stupefacenti, saldamente in mano alle organizzazioni criminali, potesse consentire di cogliere con maggiore evidenza le articolazioni ed i collegamenti di tali organizzazioni ed i conseguenti problemi di natura internazionale che ne derivano.
Le più recenti indagini giudiziarie e di polizia consentono di affermare, come dato ormai acquisito, che le organizzazioni mafiose siciliane controllano il traffico internazionale dell'eroina fino ai luoghi di consumo (principalmente Usa); tradizionali fornitori del Canada e dell'Australia sono soprattutto le organizzazioni calabresi, mentre la camorra si occupa prevalentemente del traffico internazionale di cocaina. Si tratta, comunque, di semplici linee di tendenza essendo ben noti, ormai, i collegamenti ed i nessi fra le varie organizzazioni, divenuti sempre più stretti con gli anni e determinati dalle stesse esigenze dei traffici. Così, si coglie una sempre più massiccia presenza delle organizzazioni camorristiche nel settore dell'eroina, sia pure in posizione di subalternità rispetto alla mafia siciliana, mentre quest'ultima dedica attualmente maggiore attenzione al traffico internazionale della cocaina, in considerazione anche della accresciuta domanda di tale droga nei mercati nazionale ed estero.

[Giovanni Falcone Dossier] "Mafia, poteri extraistituzionali e Stato ostacolano la democrazia e ispirano crimini"


di Giovanni Falcone

dal sito Antimafia Duemila




L’intervento del giudice Giovanni Falcone al convegno “La legislazione premiale”, Courmayeur, 1986


Come ebbe a ricordare l’egregio collega Scotti, in un recente incontro di studio, Jhering così scrisse in un suo notissimo libro: “Un giorno i giuristi torneranno ad occuparsi del diritto premiale e lo faranno quando, spinti dalle necessità pragmatiche, riusciranno a riportare la materia premiale nel diritto, cioè al di fuori della mera facoltà e dell’arbitrio, costringendole in regole ben precise non tanto nell’interesse dell’aspirante a un premio ma nell’interesse superiore della collettività”. Bene, questo convegno sulla legislazione premiale - il cui valore scientifico è documentato dall’altissima qualità delle relazioni - sembra proprio avverare la profezia di Jhering e costituisce il segno che finalmente si sta per imboccare la strada giusta per portare a soluzione problemi di grande interesse nella strategia complessiva della lotta alla criminalità organizzata. Finora - secondo un costume purtroppo tipico del nostro Paese - il fenomeno del pentitismo, specie nell’ambito della criminalità organizzata non caratterizzata politicamente, è stato vissuto in modo troppo emozionale e concitato; e le polemiche, sterili e spesso ingiustificate, hanno creato un clima certamente non favorevole per un dibattito approfondito - e soprattutto sereno. Cercherò in questo mio breve intervento di ispirarmi a criteri di assoluta obiettività, i soli dai quali possono scaturire adeguate e ponderate soluzioni, esponendo soltanto i risultati di riflessioni maturate nel corso di una lunga e difficile esperienza giudiziaria, e cercando di sfrondarli da ogni considerazione meramente soggettiva.

I danni della carne o i benefici del vegetarismo?


         di Franco Libero Manco

      dal sito Disinformazione.it






Spesso qualche nutrizionista onnivoro in fase denigratoria del sistema vegetariano sostiene che non sia la mancanza di carne nell’alimentazione dei vegetariani a dare loro migliore salute ma un più corretto stile di vita che tale scelta comporta, cioè i mangiatori di carne hanno generalmente anche un cattivo stile di vita mentre i vegetariani sono generalmente più attenti al loro benessere. I due aspetti, a mio avviso, sono altrettanto importanti per conservare la salute, però succede che anche se gli onnivori seguono sani stili di vita sono ugualmente soggetti a molte patologie contemporanee, mentre i vegetariani, pur non seguendo sani stili di vita, si ammalano molto di meno.

Le statistiche ufficiali  in tal senso fanno riferimento alla condotta comune delle persone onnivore, sia che facciano eccessivo o poco uso di carne, così come le statistiche che riguardano i vegetariani fanno riferimento a tutti i vegetariani non solo ai più virtuosi, cioè compresi coloro che scelgono di non nutrirsi di animali per scelta etica e che spesso trascurano l’aspetto salutistico del problema.

La letteratura scientifica vegetariana e tutti gli scienziati indipendenti hanno ribadito e ribadiscono che le malattie generate dalla carne non dipendono dal fatto che la carne derivi da animali trattati con medicinali, ma che sono le proteine proprie della carne sia che provengano da animali terricoli, da pesci, da latticini o da uova.  

Italy: The January sales 2012 are on. What about Insanity?

   
..da piangere...


   

venerdì 6 gennaio 2012

[Giovanni Falcone Dossier] Falcone: l'inefficenza dello Stato ostacola la lotta alla mafia


                   di Giovanni Falcone


         dal sito Antimafia Duemila





La commozione e lo sdegno per l’efferata uccisione di Libero Grassi si rinnovano e si esaltano leggendo questo “Libro Bianco” alla cui realizzazione egli aveva apportato il suo contributo appassionato.
Era stato giustamente definito, il Grassi, come un “imprenditore che non ha avuto paura”, ma è sconfortante dover constatare che solo il suo sacrificio ha imposto all’attenzione di tutti, oltre alla grandezza del suo impegno civile, la gravità di una situazione da cui alla fine egli è stato travolto. Non si tratta di fare il solito richiamo letterario alla beatitudine dei Paesi che non hanno bisogno di eroi, ma, piuttosto, di dover prendere tristemente atto che ancora né le istituzioni né la società si sono rese conto fino in fondo della gravità crescente del fenomeno della criminalità organizzata e della sua potenzialità destabilizzante. Se occorreva la morte di Libero Grassi perché si rinnovasse, nella società e nello Stato, una parvenza di reazione alla mafia, peraltro non del tutto scevra da contingenti calcoli di lotta politica, non è retorico né provocatorio chiedersi quanti altri coraggiosi imprenditori e uomini delle istituzioni dovranno essere uccisi perché i problemi della criminalità organizzata siano finalmente affrontati in modo degno di un Paese civile.
Si vuole affermare che questo stato di cose è la diretta conseguenza del perverso intreccio tra politica e mafia, che rende timida ed incerta l’azione repressiva dello Stato, ma tale assunto, pur avendo un fondamento di verità, è riduttivo e rischia perfino di banalizzare questioni di particolare complessità e gravità. E così, mentre la risposta istituzionale è ancora largamente insufficiente, la società civile continua ad avere una visione oleografica e distorta del fenomeno mafioso, identificandolo con qualsiasi fenomeno di criminalità organizzata o, peggio, ritenendolo appannaggio esclusivo delle popolazioni meridionali, accomunate in un giudizio complessivo largamente nagativo (si ricordi quel recente sondaggio secondo cui oltre il 75% degli italiani ritiene che la Sicilia sia la vergogna dell’Italia).

[Giovanni Falcone Dossier] Cosa nostra non ha mai accettato rapporti di subalternita'


di Giovanni Falcone


dal sito Antimafia Duemila









[…] Vorrei iniziare proprio con quanto si legge nella relazione finale della commissione d’inchiesta Franchetti-Sonnino, […][dell’]ormai lontano 1875-76: “La mafia non è un’associazione che abbia forme stabilite ed organismi speciali, non ha statuti, non ha compartecipazioni di lucro, non tiene riunioni, non ha capi riconosciuti se non i più forti e i più abili. Ma è piuttosto lo sviluppo e il perfezionamento della prepotenza diretta ad ogni scopo di male”. Si legge ancora che “questa forma criminosa non sarebbe specialissima della Sicilia, tuttavia esercita, sopra tutte le varietà di reati, una grande influenza imprimendo a tutti quel carattere speciale che distingue dalle altre la criminalità siciliana e senza la quale molti reati o non si commetterebbero o lascerebbero scoprirne gli autori. Si rileva, inoltre, che i mali sono antichi, ma ebbero ed hanno periodi di mitigazione e di esacerbazione. E che già sotto il governo di re Ferdinando la mafia si era infiltrata, cosa che da alcune testimonianze è ritenuta vera anche oggidì”. Già nel secolo scorso, quindi, il problema mafia si manifestava in tutta la sua gravità. Infatti, si legge ancora in quella relazione: “Le forze militari concentrate per questo servizio in Sicilia ascendevano a 22 battaglioni e mezzo tra fanteria e bersaglieri, due squadroni di cavalleria e 4 plotoni di bersaglieri oltre ai carabinieri in numero di 3.120. Pareva di trovarsi in mezzo ad una fazione di guerra guerreggiata o in un paese sottoposto all’occupazione straniera. Eppure (come i tempi sono cambiati!) tranne qualche timida aspirazione

[Giovanni Falcone Dossier] Ibridi connubi tra mafia, poteri extraistituzionali e settori devianti dello Stato

                                       
                                          di Giovanni Falcone

                                dal sito Antimafia Duemila




Come ebbe a ricordare l’egregio collega Scotti, in un recente incontro di studio, Jhering così scrisse in un suo notissimo libro: “Un giorno i giuristi torneranno ad occuparsi del diritto premiale e lo faranno quando, spinti dalle necessità pragmatiche, riusciranno a riportare la materia premiale nel diritto, cioè al di fuori della mera facoltà e dell’arbitrio, costringendole in regole ben precise non tanto nell’interesse dell’aspirante a un premio ma nell’interesse superiore della collettività”. Bene, questo convegno sulla legislazione premiale - il cui valore scientifico è documentato dall’altissima qualità delle relazioni - sembra proprio avverare la profezia di Jhering e costituisce il segno che finalmente si sta per imboccare la strada giusta per portare a soluzione problemi di grande interesse nella strategia complessiva della lotta alla criminalità organizzata. Finora - secondo un costume purtroppo tipico del nostro Paese - il fenomeno del pentitismo, specie nell’ambito della criminalità organizzata non caratterizzata politicamente, è stato vissuto in modo troppo emozionale e concitato; e le polemiche, sterili e spesso ingiustificate, hanno creato un clima certamente non favorevole per un dibattito approfondito - e soprattutto sereno. Cercherò in questo mio breve intervento di ispirarmi a criteri di assoluta obiettività, i soli dai quali possono scaturire adeguate e ponderate soluzioni, esponendo soltanto i risultati di riflessioni maturate nel corso di una lunga e difficile esperienza giudiziaria, e cercando di sfrondarli da ogni considerazione meramente soggettiva.
Per lunghi anni abbiamo tollerato quasi con indifferenza che la criminalità organizzata raggiungesse in Italia livelli assolutamente intollerabili per qualsiasi convivenza civile sino a costituire un gravissimo pericolo per la stessa stabilità delle istituzioni democratiche.

Jim Carrey contro la delirante politica dei vaccini [video in coda]



tratto dal canale UTube di mercuriocarretta


OBIEZIONE CONSAPEVOLE ALLE VACCINAZIONI INFANTILI

per capire l'intera storia, vedere il seguito: http://www.youtube.com/watch?v=cwCLMdtdE8s

video originali di Jim Carrey SENZA MUSICA:
http://www.youtube.com/watch?v=yE_WwsSZtDI
http://www.youtube.com/watch?v=THCoeEgsvpg#t=0m40s

Jim Carrey ci dice qui di imparare a difenderci da soli. Perché una politica latitante e complice ha svenduto la salute dei neonati a favore dell'industria dei farmaci.
C'è da dire pure che il pubblico è stato davvero latitante, stenta a concettualizzare che cosa sono i vaccini.
Naturalmente la scienza, i cui impiegati salariati traggono i loro stipendi dalla ragionevolezza in relazione al sistema farmaceutico, ha taciuto sulla questione degli effetti in termini di allergie e disordini della digestione e problemi psicologici dei vaccinati a 1 anno di vita.
Ma se la scienza ha taciuto, alcuni giudici no. Alcuni si sono tolti grosse soddisfazioni nella propria microscopica giurisdizione.

Le autopsie rivelano che i tumori…


                 di Marcello Pamio

          tratto da “Cancro Spa”


          dal sito Stampa Libera





Luigi De Marchi, psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale, parlando con un amico anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell’utilità delle diagnosi e delle terapie anti-tumorali, si sentì rispondere: «Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale»[1].

«Se la tanto conclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni – si chiese Luigi De Marchi – in tutto l’Occidente avanzato fosse solo un’illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle diagnosi precoci di tumori che un tempo passavano inosservati e regredivano naturalmente? E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della Medicina ufficiale. Insomma, se fosse il risultato del blocco che l’angoscia della diagnosi e i danni delle terapie impongono ai processi naturali di regressione e guarigione dei tumori?”.[2]

Il buon esempio dell'Ecuador


Lago di petrolio nell’Amazzonia ecuadoregna

                      dal sito infoaut




Chevron  dovrà pagare 18 miliardi di dollari per l'inquinamento della foresta amazzonica.


Una buona notizia dal paese sudamericano che con la nuova sentenza della Corte d'appello ecuadoriana obliga il gigante petrolifero al pagamento di 18 miliardi di dollari di indennizzo per danni ambientali. I querelanti hanno ribadito in un comunicato che la decisione del tribunale si basa su prove scentifiche presentate durante il processo, da cui risulta che per decenni rifiuti tossici furono riversati in fiumi. «La Corte si è basata su prove che dimostrano che Chevron ha violato i diritti delle comunità in cui ha lavorato»

La conferma è arrivata martedì quando i giudici hanno ribadito la sentenza emessa a febbraio 2011: Texacon, acquisita da Chevron nel 2001, è responsabile di danni ambientali dal 1972 al 1992. La nuova sentenza ordina a Chevron di “chiedere scuse pubbliche alle vittime”, pena il pagamento del doppio dell’importo fissato dalla Corte per i danni attribuiti all’allora Texaco (la fusione con Chevron Corporation avvenne nel 2001), che operò in Ecuador tra il 1964 e il 1990.

mercoledì 4 gennaio 2012

[Giovanni Falcone Dossier] Pentiti, cardine fondamentale del processo accusatorio


             di Giovanni Falcone

   dal sito Antimafia Duemila






Nel 1980, partecipando ad un incontro di studio tra magistrati, potei notare che anche fra i colleghi era diffusa la convinzione che i “pentiti>, a differenza di quanto era accaduto per il terrorismo, non sarebbero stati strumento efficace di lotta al crimine organizzato. Era comune opinione, infatti, che un mafioso che parla “o è pazzo o è morto”, con ciò intendendosi dire che, qualora la mafia non avesse ritenuto di intervenire, subito e radicalmente, eliminando chi avesse violato la “legge del silenzio”, l’incauto collaboratore sarebbe stato neutralizzato in sede giudiziaria venendo dichiarato insano di mente e, quindi, del tutto inattendibile. Purtroppo, erano già avvenuti allora casi eclatanti di collaborazione di mafiosi, i quali avevano ottenuto l’unico risultato di essere dichiarati seminfermi di mente e condannati per i delitti che avevano confessato. Ma non mi sembrava coretto, in una materia tanto delicata, abbandonarsi a superficiali generalizzazioni e alle solite idee preconcette e folcloristiche sulla mafia. Gli anni successivi all’80 si sono dati carico di smentire tali convinzioni, ma la magistratura e le forze di polizia, prive di specifiche esperienze, non sono state in grado, a mio avviso, di affrontare in maniera adeguata il fenomeno del pentitismo, che si è rivelato di proporzioni molto più ampie di quanto si potesse nemmeno lontanamente immaginare. I risultati non potevano che essere complessivamente deludenti e talora autenticamente drammatici; in ogni caso, hanno gravemente offuscato l’immagine della giustizia penale. Il resto è stato compiuto dalla spietatezza delle organizzazioni criminali, che hanno annegato in un bagno di sangue ogni velleità di potenziali ulteriori collaboratori. E questo è il quadro attuale, in un momento in cui le difficoltà applicative del nuovo processo penale si coniugano con una ripresa particolarmente virulenta delle manifestazioni più allarmanti della criminalità organizzata;

[Giovanni Falcone Dossier] Impegno costante nella lotta alla mafia


                di Giovanni Falcone

      dal sito Antimafia Duemila






Dottor Falcone, la mia parte è scomoda anche perché, nonostante non sia proprio la mia vocazione, io sono tuttavia tenuto a fare delle domande fatalmente un po' sommarie, e mi scusi se le provocazioni sono al limite della slealtà tanto semplificano le questioni. Dove sono, se ci sono, e perché non traspaiono, o se traspaiono, perché vengono subito avvolte nella nebbia le prove delle collusioni della politica con il fenomeno della criminalità organizzata?

Io credo che la risposta a questa domanda sia emersa, o stia emergendo già da quello che è stato detto finora. […][Da] Nando dalla Chiesa, il quale ha puntualizzato molto opportunamente che solo dal punto di vista politico la nebbia non c'è, e poi subito dopo da quello che ha detto proprio adesso il presidente Chiaromonte, le cui affermazioni io sottoscrivo pienamente, dal mio punto di vista, che è il punto di vista del tecnico e non del politico. Ma la risposta è soprattutto negli atti della Commissione Parlamentare Antimafia, di questa Commissione Parlamentare Antimafia che, proprio recentemente, nel giugno di quest'anno, ha pubblicato una relazione di maggioranza e una relazione di minoranza. Una relazione di minoranza in cui sono affermate cose veramente gravi, ma che sono passate pressoché in maniera indolore, forse perché non c'era l'omicidio eccellente di turno, forse perché in quel periodo si era distratti da altri impegni politici. Ed è proprio questo quello che noi tecnici, noi che giornalmente ci confrontiamo operativamente con questi problemi, lamentiamo.

[Giovanni Falcone Dossier] Nel dramma dei pentiti

              
                di Giovanni Falcone

      dal sito Antimafia Duemila






I motivi che spingono i pentiti a parlare talora sono simili tra loro, ma più spesso diversi. Buscetta durante il nostro primo incontro ufficiale dichiara: “Non sono un infame. Non sono un pentito. Sono stato mafioso e mi sono macchiato di delitti per i quali sono pronto a pagare il mio debito con la giustizia “. Mannoia: “Sono un pentito nel senso più semplice della parola, dato che mi sono reso conto del grave errore che ho commesso scegliendo la strada del crimine”. Contorno: “Mi sono deciso a collaborare perché Cosa Nostra è una banda di vigliacchi e assassini”.
Mannoia è quello che più ha risvegliato la mia curiosità. Avevo avuto a che fare con lui nel 1980, in seguito a una indagine bancaria che indicava come sia lui sia la sua famiglia tenessero grosse somme di denaro su diversi libretti di risparmio. Mannoia al termine del processo fu condannato a cinque anni di carcere, il massimo della pena previsto allora per associazione a delinquere. Non ero riuscito a farlo condannare per traffico di droga. Durante gli interrogatori mi era sembrato un personaggio complesso e inquietante. Non antipatico, dignitoso e anche coerente. Nel 1983 evase di prigione e fu arrestato di nuovo nel 1985.
Nel frattempo Buscetta mi aveva parlato di un certo Mozzarella – era il soprannome di Mannoia -, “killer di fiducia di Stefano Bontate”. Nel 1989 al Mannoia uccidono il fratello, Agostino, che adorava. Capisce che il suo spazio vitale nell’ambito di Cosa Nostra si sta restringendo.

[Giovanni Falcone Dossier] La necessaria professionalita' del giudice


                di Giovanni Falcone

      dal sito Antimafia Duemila






Nessuna regola, come è ovvio, è possibile formulare nella valutazione della attendibilità dei pentiti. In proposito, è certamente vero che costoro quasi sempre sono oggetti macchiatisi di gravi delitti da ascoltare, quindi, con estrema cautela; ma non è men vero che solo dalla viva voce dei protagonisti di vicende criminali spesso efferate possono essere tratti elementi di conoscenza altrimenti non acquisibili. Solo, quindi, dall’esame del caso concreto e del contesto in cui si inserisce la collaborazione dell’imputato con la giustizia è possibile trarre utili elementi di giudizio.
E’ indispensabile allora - perché il fenomeno del pentitismo si traduca in risultati utili per la giustizia - la esperienza, la capacità, la serenità, in una parola, la professionalità del giudice.
Siamo stati abituati per lunghi anni ad assistere, impotenti e quasi facendovi l’abitudine, ad imprese scellerate ed alla crescita smisurata di organizzazioni criminali che sono divenute un vero e proprio contropotere all’interno dello Stato condizionando intollerabilmente lo stesso sviluppo democratico del nostro paese. Era inevitabile che queste strutture, prima o poi si sarebbero incrinate e che qualcuno avrebbe cominciato a parlare; ed era prevedibile, del pari, che le strutture giudiziarie e di polizia sarebbero state messe a dura prova, con un impegno eccezionale e certamente non limitato nel tempo, dalle propalazioni dei pentiti.

[Giovanni Falcone Dossier] La mafia dall'interno


                  di Giovanni Falcone

        dal sito Antimafia Duemila






Il pezzo che segue è tratto da un'annotazione manoscritta del giudice Falcone per i lavori di un comitato della sezione siciliana dell'Associazione nazionale magistrati. Il 27 ottobre del 1990 fu approvato, nel  corso dell'assemblea nazionale dell'Associazione, il documento finale nel quale vi è stata successivamente inserita una frase che teniamo a riportare: “Il fenomeno mafioso si colloca ormai in un ambito principalmente politico, perché sotto le vesti della democrazia, si intravedono sempre più rapporti di potere reale basati sul decadimento del costume morale e civile, su intrecci fra istituzioni deviate e organizzazioni occulte, su legami tra mafia e politica”.



Il fenomeno del pentitismo, valutato spesso in modo troppo emozionale fin quasi a demonizzarlo, costituisce in realtà uno dei temi fondamentali su cui si gioca il buon esito della riforma del processo penale. E' necessario riaffermare ancora una volta che, in un processo penale dominato dall'oralità e dalla formazione dibattimentale della prova, non si può fare a meno, soprattutto in tema di reati di criminalità organizzata, del “teste della Corona” e cioè delle dichiarazioni di coloro che, proprio per avere fatto parte di organizzazioni criminose, sono in grado di riferire compiutamente dall'interno le dinamiche e le attività illecite delle organizzazioni stesse.

[Giovanni Falcone Dossier] L'importanza di Leonardo Vitale


                                      di Giovanni Falcone

                            dal sito Antimafia Duemila






Dalla sentenza ordinanza del maxi ter, istruito dal pool di Giovanni Falcone riportiamo alcuni stralci della sezione riguardante la posizione processuale del primo collaboratore di giustizia che la storia ricordi: Leonardo Vitale, uomo d’onore della famiglia di “Altarello di Baida”. All’epoca delle sue dichiarazioni il Vitale, che tra gli altri aveva accusato l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino e il Principe Vanni Calvello di San Vincenzo, non venne creduto e fu spedito nel manicomio criminale di Barcellona Pozzo di Gotto. All’uscita dal manicomio fu ucciso per mano della mafia.
Fino a tempi non molto lontani le conoscenze dell’apparato strutturale – funzionale di “Cosa Nostra” sono state frammentarie e parziali e, correlativamente, episodica e discontinua è stata l’azione repressiva dello Stato, diretta prevalentemente a colpire, con risultati ovviamente deludenti, le singole manifestazioni criminose, viste in un’ottica parcellizzante e disancorata dalla considerazione unitaria del fenomeno mafioso.

[Giovanni Falcone Dossier] I cardini del processo accusatorio


               di Giovanni Falcone

     dal sito Antimafia Duemila






Nel 1980, partecipando ad un incontro di studio tra magistrati, potei notare che anche fra i colleghi era diffusa la convinzione che i “pentiti>, a differenza di quanto era accaduto per il terrorismo, non sarebbero stati strumento efficace di lotta al crimine organizzato. Era comune opinione, infatti, che un mafioso che parla “o è pazzo o è morto”, con ciò intendendosi dire che, qualora la mafia non avesse ritenuto di intervenire, subito e radicalmente, eliminando chi avesse violato la “legge del silenzio”, l’incauto collaboratore sarebbe stato neutralizzato in sede giudiziaria venendo dichiarato insano di mente e, quindi, del tutto inattendibile. Purtroppo, erano già avvenuti allora casi eclatanti di collaborazione di mafiosi, i quali avevano ottenuto l’unico risultato di essere dichiarati seminfermi di mente e condannati per i delitti che avevano confessato. Ma non mi sembrava coretto, in una materia tanto delicata, abbandonarsi a superficiali generalizzazioni e alle solite idee preconcette e folcloristiche sulla mafia. Gli anni successivi all’80 si sono dati carico di smentire tali convinzioni, ma la magistratura e le forze di polizia, prive di specifiche esperienze, non sono state in grado, a mio avviso, di affrontare in maniera adeguata il fenomeno del pentitismo, che si è rivelato di proporzioni molto più ampie di quanto si potesse nemmeno lontanamente immaginare.

[Giovanni Falcone Dossier] Perche' Scopelliti? Mafia i nuovi bersagli

                             di Giovanni Falcone

                   dal sito Antimafia Duemila






L'ultimo delitto eccellente l'uccisione di Antonino Scopelliti è stato realizzato, come da copione, nella torrida estate meridionale cosicché, distratti dalle incombenti ferie di Ferragosto e dalla concomitanza di altri gravi eventi, quasi non vi abbiamo fatto caso. Unico dato certo è la eliminazione di un magistrato universalmente apprezzato per le sue qualità umane, la sua capacità professionale e il suo impegno civile. Ma ciò ormai non sembra far più notizia, quasi che nel nostro Paese sia normale per un magistrato e probabilmente lo è essere ucciso esclusivamente per aver fatto il proprio dovere. Ma se, mettendo da parte per un momento l'emozione e lo sdegno per la feroce eliminazione di un galantuomo, si riflette sul significato di questo ennesimo delitto di mafia, ci si accorge di una novità non da poco: per la prima volta è stato direttamente colpito il vertice della magistratura ordinaria, la suprema corte di Cassazione. Non è questa la sede per azzardare ipotesi, né si pretende di suggerire nulla agli investigatori;

lunedì 2 gennaio 2012

[Paolo Borsellino Dossier] Dietro il paravento della normalizzazione


                     di Paolo Borsellino

          dal sito Antimafia Duemila







Testo integrale dell' intervento tenuto dal dottor Borsellino
durante il dibattito organizzato dal cordinamento antimafia, CGIL Sicilia,
nell'anniversario dell'assassinio di G. Montana, N. Cassarà e R. Antiochia,
Palermo, 28 luglio 1986.




Ancora una volta, purtroppo, nel pieno di una estate palermitana carica di tensioni, è doveroso ricordare, in coincidenza con la ricorrenza annuale, un’altra tragica estate tra le numerose che hanno visto consumarsi per mano mafiosa le vite di fedeli servitori dello stato ed insieme a loro distruggersi l’immenso patrimonio di conoscenze, di volontà, di coraggio ed abnegazione  di cui erano portatori. Cadevano un anno fa vittime della mafia Beppe Montana, Ninni Cassarà e l’agente  Antiochia, vittime altresì di pericolose altrui illusioni e gravi omissioni. E mi sia consentito spiegarmi partendo da due struggenti ricordi personali che li riguardano.

[Paolo Borsellino Dossier] Borsellino:"Quando la mafia alternativa allo Stato"


di Paolo Borsellino

dal sito Antimafia Duemila




Relazione presentata in data 27 marzo 1992 a Palazzo Trinacria, a Palermo, in occasione della tavola rotonda su "Criminalità, politica e giustizia".



Io sono sempre stato estremamente convinto che la mafia sia un sistema, non tanto parallelo, ma piuttosto alternativo al sistema dello Stato ed è proprio questo che distingue la mafia da ogni altra forma di criminalità. In particolare nell'ordinamento del nostro stato, a differenza che in qualsiasi altro Stato, si tratta di una organizzazione criminale dal grossissimo potere, e sebbene organizzazioni criminali di grandissimo potere e di grandissima potenzialità vi siano anche negli altri stati, il nostro mi pare sia l'unico paese in cui a chiare lettere si è potuto dire, da tutte le parti politiche, che l'esistenza di questa forma di criminalità mette addirittura in forse l'esercizio della democrazia. Probabilmente in nessuna altra parte del mondo esiste una organizzazione criminale la quale si è posta storicamente e si continua a porre, nonostante talvolta questo lo abbiamo dimenticato e nonostante talora facilmente si continui a dimenticarlo, come un sistema alternativo, che offre dei servizi che lo Stato non riesce ad offrire.

[Paolo Borsellino Dossier] Conferenza tenuta ad Agrigento dal Giudice Paolo Borsellino in data 10.01.1989


               
                 di Paolo Borsellino

   
     dal sito Antimafia Duemila








Non c'è popolo del vecchio continente che viva, almeno in apparenza, con più entusiasmo di quello italiano questa vigilia della maggiore integrazione europea.
Il 1992, anno al cui termine scatteranno alcune importantissime misure comunitarie, è ormai divenuto in Italia riferimento quasi mitico, costantemente indicato in discussioni, convegni e dibattiti.
La recente consultazione referendaria, abbinata al rinnovo del Parlamento europeo, ha dimostrato, con i suoi risultati, che gli italiani ritengono di essere un popolo profondamente europeista, pronto a riversare in una entità sovranazionale, che abbracci gran parte del continente, le proprie particolarità regionali, spegnendo ogni residuo sussulto nazionalistico.
Si ha tuttavia talvolta l'impressione che in Italia molto si parli, in termini, come ho detto, entusiastici dell'Europa e poco si faccia per costruirla.

[Paolo Borsellino Dossier] I giovani la mia speranza

                                            di Paolo Borsellino

                                 dal sito Antimafia Duemila






Tratto da Epoca del 14 ottobre ’92, a cura di Antonietta Garzia


Sono nato a Palermo e qui ho svolto la mia attività di magistrato. Palermo è una città che a poco a poco, negli anni, ha finito per perdere pressoché totalmente la propria identità, nel senso che gli abitanti di questa città, o la maggior parte di essi, hanno finito per non riconoscersi più come appartenenti a una comunità che ha esigenze e valori uguali per tutti. E  questo è dimostrato dal fatto che questa città, dove ci sono molte abitazioni, al loro interno ricche e ben curate, ha strade  in pessime condizioni com’è facile vedere. E i monumenti, che ricordano il passato regale, sono nelle stesse  condizioni di disfacimento. Questa è la situazione in cui Palermo si è venuta a trovare per tante ragioni: perché è stata una delle città più danneggiate dai bombardamenti, e già questo provocò una fuoriuscita degli abitanti dal centro  storico, cioè dai luoghi in cui riconoscevano la propria identità.

[Paolo Borsellino Dossier] Il volto socio economico della criminalita' organizzata


                                di Paolo Borsellino

                   dal sito Antimafia Duemila



Tavola rotonda dal titolo "Criminalità, giustizia" tenutasi a Palermo, in vista delle elezioni politiche, il 27 marzo del 1992.



Intanto vorrei premettere, riallacciandomi alle osservazioni introduttive del moderatore, che questo dibattito lo stiamo facendo nel corso della campagna elettorale ma l'avremmo potuto fare in qualsiasi altro momento, in quanto non tratta di problemi che interessano specificamente la campagna elettorale ma tratta di problemi che interessano il Paese e lo interessano in ogni momento, anche quando si è lontani dalle elezioni. Ho voluto dirlo perché mi è giunta notizia, non appena io sono arrivato in questo edificio che non conoscevo, che addirittura ci sarebbe stata una definizione di questo incontro come "cocktail di magistrati". A parte il fatto che in questo tavolo di magistrati in attività di servizio ci sono soltanto io, c'è qualcuno che aspira ad andarsene e gli faccio tutti i miei auguri perché ritengo che potrà portare nella nuova sede, nelle nuove funzioni a cui aspira, tutta la competenza, tutto l'ardore della sua attività e vorrei aggiungere anche tutta la sua simpatia.

[Paolo Borsellino Dossier] Il potere, lo Stato non ha mai voluto combattere seriamente la mafia


                                        di Paolo Borsellino

                            dal sito Antimafia Duemila







Convegno dal titolo "Stato e criminalità organizzata: chi si arrende?", tenutosi, in data 22 giugno 1990.



Io ringrazio dell'invito il gruppo parlamentare del movimento sociale. Ricordo che sono anche presidente della sezione di Palermo dell'Associazione Nazionale Magistrati, la quale ha da tempo sollecitato un ampio dibattito parlamentare sui problemi della giustizia. E mi sembra che l'ultima volta che questa esigenza fu prospettata al Ministro della Giustizia e al Presidente del Consiglio dei ministri la risposta sembrò essere che la Camera era troppo intasata da altri lavori. E allora, anche se sotto il patrocinio di un gruppo parlamentare può svolgersi un interessante dibattito del genere con l'intervento, oltre che dei parlamentari, di chi può dare un modesto contributo, come me, è un fatto comunque auspicabile, è un fatto comunque di cui ringraziare gli organizzatori di questo convegno. Il cui titolo: "Stato e criminalità organizzata: chi si arrende?"

[Paolo Borsellino Dossier] Conversazioni sulla mafia


                             di Paolo Borsellino


                  dal sito Antimafia Duemila






Ricordo che, quando ero io un ragazzo, invidiavo un compagno di scuola che asseriva di avere il padre o il nonno "ntisu" (leggi letteralmente: "ascoltato", ma intendi: "riverito", "obbedito". Si tratta di una forma di obbedienza assoluta ad ordini non ostentati, appena pronunciati sia pure sotto forma di consigli o di desideri, ma la cui esecuzione non poteva essere impunemente ignorata).

 Evidentemente ignoravo che in quegli anni già Cosa Nostra agiva con inaudita ferocia, uccidendo senza pietà anche miei coetanei (ricordo per tutti Paolino Riccobono). Occorre che i giovani sappiano cos'è la mafia perché non accettino mai di vivere con essa. Rispetto al passato, ora si è registrato un passo avanti, in Sicilia, come nel resto del paese, per quanto riguarda la maggiore consapevolezza dell'esistenza e della pericolosità del fenomeno mafioso. Basti pensare che sino a qualche anno fa non era raro trovare chi addirittura negasse l'esistenza della mafia. Non vi è però una corrispondente diminuzione allo stato della pericolosità di Cosa Nostra, che nonostante gli indubbi successi conseguiti dall'apparato repressivo condiziona ancora l'ordinato svolgersi della vita sociale e grava pesantemente sull'economia, non solo isolana.

[Paolo Borsellino Dossier] Mafia: il nodo politico

di Paolo Borsellino


dal sito Antimafia Duemila





Testo integrale della relazione svolta dal dottor Borsellino nel corso del Convegno organizzato dalla “fondazione Costa” sul tema “Trasformazione  e sviluppo: una sfida alla mafia”, Gela, 17 novembre 1988



1- E’ recentissima la notizia della pubblicazione del primo quotidiano europeo, The European, stampato a Londra, che nel suo numero zero porta in prima pagina una notizia che riguarda la Sicilia: sei omicidi di mafia tra Gela e Palermo, alcuni giorni fa.
Sei uccisi, titola il giornale, alla vigilia di una protesta contro la mafia. Ancora una volta, dunque, pesantemente, la Sicilia è notizia da prima pagina per fatti di mafia, triste primato europeo, se non mondiale, che la nostra isola condivide con le altrettanto tormentate regioni di Campania e Calabria, cioè con quei territori dove, secondo autorevolissime e ufficiali opinioni, il possesso del territorio da parte delle organizzazioni criminali è totale, con la conseguenza che è proprio lo stato che deve, in ogni modo e con tutta l’energia possibile, tentare e riuscire ad infiltrarsi. Che stampa nazionale e internazionale continuino a porre così frequentemente l’accento su tale situazione non è circostanza che deve di per sé dispiacere e scatenare inapprezzabili reazioni di malriposto meridionalismo, del tipo di quelle che in un recente passato eravamo abituati ad ascoltare dalle bocche di autorevoli personaggi, anche investiti di pubbliche funzioni, secondo i quali a Trapani, Catania, Pagani, Reggio Calabria o altrove non c’era mafia ma comune criminalità, eguale a quella di tante altre città del nord, dove invece i giornali e altri manipolatori di pubblica opinione insistevano e insistono ancora nel rappresentare la Sicilia e le altre terre meridionali come luogo di dominio incontrastato di organizzazioni malavitose.

[Paolo Borsellino Dossier] Il consenso della societa' civile per lo stato, arma contro la mafia

                    di Paolo Borsellino


         dal sito Antimafia Duemila






Il 4 maggio del 1989, il giudice Paolo Borsellino ha tenuto, presso il liceo Visconti di Roma, una conferenza incentrata sul tema dell’importanza dei giovani nella lotta alla “mentalità mafiosa”.

L’assemblea, partecipe e attenta, ha più volte applaudito l’intervento del magistrato e in particolare quando il giudice ha espresso un suo pensiero sul significato della paura.




La domanda che oggi ci poniamo, o meglio vi ponete, è che cosa interessa a voi della mafia. Perché è interessante che voi sappiate e parliate di mafia? E a questa domanda bisogna dare subito una risposta cruda: perché se la mafia fosse soltanto criminalità organizzata, una forma pericolosa quanto si vuole di criminalità organizzata, il problema della mafia interesserebbe soprattutto gli organi repressivi dello stato, polizia e magistratura, e ai giovani della scuola fregherebbe ben poco, se non come interesse generale a che la criminalità organizzata venisse comunque repressa. E questo era sostanzialmente il discorso che si faceva, o era sotteso, in Sicilia sino a qualche tempo fa perché in effetti nessuno pensava di andare a parlare ai giovani di mafia, nessuno pensava di entrare nelle scuole a parlare di mafia, nessuno pensava di parlare di mafia addirittura all'interno delle famiglie. E allora avveniva qualcosa di strano. Avveniva che, proprio perché la mafia non è e non è soltanto una forma di criminalità organizzata, i giovani siciliani crescevano in una curiosa situazione,

[Paolo Borsellino Dossier] Droga: un mercato di migliaia di miliardi

                                         di Paolo Borsellino

                             dal sito Antimafia Duemila





Io sono stato sempre estremamente convinto che la mafia sia un sistema, non lo chiamerei tanto parallelo, lo chiamerei alternativo al sistema dello Stato perché è proprio questo che distingue la mafia da ogni altra forma di criminalità.



E in particolare nell’ordinamento, nel nostro stato, a differenza che in qualsiasi altro Stato, si tratta di una organizzazione criminale dal grossissimo potere, così come organizzazioni criminali di grandissimo potere e di grandissima potenzialità vi sono negli altri stati, ma il nostro, mi pare, che sia, credo, l’unico stato in cui a chiare lettere si è potuto dire, da tutte le parti politiche, che l’esistenza di questa forma di criminalità mette addirittura in forse l’esercizio della democrazia. E perché? Perché probabilmente in nessuna altra parte del mondo esiste una organizzazione criminale la quale si è posta storicamente, e si continua a porre, nonostante talvolta questo lo abbiamo dimenticato e nonostante talora facilmente si continui a dimenticare, che si continua a porre come un sistema alternativo, un sistema alternativo che offre dei servigi che lo Stato non riesce ad offrire.

[Paolo Borsellino Dossier] I giorni di Giuda

                                     
                                       di Paolo Borsellino

                            dal sito Antimafia Duemila




Testo integrale dell’ intervento tenuto dal dottor Borsellino nel corso di una manifestazione promossa da MicroMega presso la biblioteca di  Palermo in data 25 giugno 1992.



Io sono venuto questa sera soprattutto per ascoltare. Purtroppo ragioni di lavoro mi hanno costretto ad arrivare in ritardo e forse mi costringeranno ad allontanarmi prima che questa riunione finisca. Sono venuto soprattutto per ascoltare perché ritengo che mai come in questo momento sia necessario che io ricordi a me stesso e ricordi a voi che sono un magistrato. E poiché sono un magistrato devo essere anche cosciente che il mio primo dovere non è quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze partecipando a convegni e dibattiti ma quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze nel mio lavoro.

[Paolo Borsellino Dossier] Palermo, 12 dicembre 1989


di Paolo Borsellino


dal sito Antimafia Duemila






La nostra responsabilità di fronte alla mafia*
Ho ascoltato gli interventi di coloro che mi hanno preceduto e ho colto, così, non per polemizzare ma soltanto per puntualizzare ancora di più, certi aspetti del problema mafioso.
La mafia. Responsabilità di tutti noi. Il pubblico ministero, impersonato dall’ottimo amico dott. Paino, ha detto: noi abbiamo collaborato, col nostro silenzio. Da giudice dico che non sono completamente d’accordo con lui. Non si può accusare di collaborazionismo una cittadinanza che ha visto uccidere il titolare dell’albergo Costa Smeralda – mi pare che si chiamava Jannì – che aveva collaborato. Non si può accusare di collaborazione una cittadinanza che non ha alcuna protezione nel potere, una cittadinanza che è stata abbandonata dal potere, una cittadinanza che vede la mafia padrona quasi assoluta della vita, dei beni, degli interessi economici della società.

[Paolo Borsellino Dossier] Rocco Chinnici - un uomo che andava contro corrente




                                 di Paolo Borsellino
                                                   
                      dal sito Antimafia Duemila





L’umiltà, la saggezza, la serietà e l’amore di Paolo Borsellino verso il suo prossimo e i suoi fraterni colleghi Chinnici e Falcone si evidenziano chiaramente anche in questa prefazione.


Ho riletto con intensa emozione questi brevi scritti di Rocco Chinnici, che mi hanno fatto ricordare altri suoi interventi pubblici e tante altre conversazioni quotidiane che avevo con lui, di cui purtroppo è rimasta traccia solo nella mia memoria ed in quella di coloro che ebbero la fortuna di ascoltarlo.
Rocco fu assassinato nel luglio del 1983, agli inizi di questo decennio, quando ancora erano grandemente lacunose le concrete conoscenze sul fenomeno mafioso, che non era stato ancora visitato dall’interno, come poi fu possibile nella stagione dei “pentiti”.
Eppure la sua capacità di analisi e le sue intuizioni gli avevano permesso già nel 1981 (è questo l’anno di ben tre dei quattro scritti pubblicati) di formarsi una visione del fenomeno mafioso che non si discosta affatto da quella che oggi ne abbiamo, col supporto però di tanto rilevanti acquisizioni probatorie, passate al vaglio delle verifiche dibattimentali.

[Paolo Borsellino Dossier] Riforme e indipendenza della magistratura

            
                      di Paolo Borsellino
  
         
         dal sito Antimafia Duemila





Secondo le più recenti dichiarazioni del ministro di Giustizia egli non si sarebbe mai sognato di sfiorare il problema della dipendenza del pubblico ministero dall’esecutivo di cui semmai si discuterà nell’ambito della revisione costituzionale demandata al prossimo Parlamento. Il problema tuttavia risulta non solo sfiorato, ma affrontato di petto da parte di autorevoli esponenti dello staff ministeriale che, con elaboratissime argomentazioni, lo sollevano su prestigiose riviste specializzate come Giustizia Penale, non omettendo di accusare l’Associazione Nazionale Magistrati di rigide chiusure corporativistiche. Gli argomenti, oltre all’insistente richiamo di diritto comparato ad altri ordinamenti statuali, sono sostanzialmente tre: la necessità che si ponga rimedio alla non soddisfacente distribuzione di magistrati del Pubblico Ministero sul territorio; la considerazione secondo cui i magistrati del pm operano già oggi scelte discrezionali in ordine all’esercizio dell’azione penale senza però risponderne ad alcuno e il difettoso coordinamento tra gli stessi organi inquirenti non realizzabile in maniera ottimale se non sottoponendolo a una unica autorità che dirigendoli possa coordinarli effettivamente nella conduzione delle indagini, specie in materia di criminalità organizzata.

domenica 1 gennaio 2012

Un paese a forma di cesso

                di Claudio Messora
                       dal sito byoblu



 Vi hanno sempre detto che l'Italia era a forma di stivale. Vi hanno mentito!

 I microbi che albergano sulle pareti di un water closet probabilmente non se ne rendono conto, ma non fanno una bella vita. Finchè non mettono il naso fuori, però, non lo sanno. Per chi non è abituato, varcare i confini delle gabbie significa cedere allo stupore. Come gli indios abbacinati dalle perline, la prima reazione di un italiano all'estero è di pura meraviglia. E' tutto un "caspita!", "ma guarda...", "non l'avrei mai detto", "ma ti rendi conto?". La vera presa di coscienza arriva al fatidico momento del rientro. E' come tornare a casa dal cinema e realizzare che era solo un film.

Le Olimpiadi di Londra – “Il posto più sicuro del mondo è una cella di isolamento”

                                                 di Stefano Fait
                        dal sito Informare Per Resistere



Conosco tutti gli argomenti utilizzati per giustificare le legislazioni dettate dall’emergenza. Cioè quando la difesa dei diritti, e quindi della libertà, per alcuni diventa un lusso superfluo. Io ero in Parlamento negli anni di piombo. E chi difendeva le garanzie era indicato come un fiancheggiatore dei terroristi. In quel momento, e per lungo periodo, in Italia cambiò la percezione della libertà. Di fatto si disse: il fermo di polizia, la perquisizione di abitazioni per blocchi di edifici si possono fare. E nella media la gente fu d’accordo. […]. In simili casi può cominciare un processo di mitridatizzazione: a piccole e progressive dosi, si abbassa la soglia di percezione della tua libertà

Stefano Rodotà, “Intervista su privacy e libertà”, 2005, p. 94.

Caparezza: "Non siete Stato voi"

Ecco il testo della traccia numero 14 [Non siete Stato voi], del quinto disco di Caparezza.


TESTO

Non siete Stato voi che parlate di libertà come si parla di una notte brava dentro i lupanari.
Non siete Stato voi che trascinate la nazione dentro il buio ma vi divertite a fare i luminari.
Non siete Stato voi che siete uomini di polso forse perchè circondati da una manica di idoti.
Non siete Stato voi che sventolate il tricolore come in curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
Non siete Stato voi nè il vostro parlamento di idolatri pronti a tutto per ricevere un'udienza.
Non siete Stato voi che comprate voti con la propaganda ma non ne pagate mai la conseguenza.
Non siete Stato voi che stringete tra le dita il rosario dei sondaggi sperando che vi rinfranchi.
Non siete Stato voi che risolvete il dramma dei disoccupati andando nei salotti a fare i saltimbanchi. Non siete Stato voi. Non siete Stato voi.

LO STRETTO DI HORMUZ SI TRASFORMERA' NELLA PROSSIMA PEARL HARBOR ?

di Robert Wenzel    





Molti storici revisionisti ritengono che gli Stati Uniti abbiano spinto il Giappone ad attaccare Pearl Harbor.

Lo storico Percy Greaves credeva che l'attacco del 7 Dicembre 1941 non fosse né inatteso né immotivato. Come sua moglie, Betina Bien Greaves spiegò:

[Greaves] fu il consigliere principale per la minoranza Repubblicana alla Joint Congressional Committee che indagò su Pearl Harbor dal 1945 al 1946. Partecipò a tutte le sue audizioni, intervistò molti ufficiali dell'Esercito, della Marina, e funzionari a Washington coinvolti nell'attacco e nelle indagini. Studiò i documenti diplomatici, i rapporti studiati e conti della manifestazione pubblicate durante gli anni che seguirono. Ha studiato i documenti diplomatici, i rapporti ed i resoconti dell'evento pubblicati durante gli anni che seguirono. Questo libro [Pearl Harbor: The Seeds and Fruits of Infamy] non tratta l'attacco. Tratta di eventi mai presentati prima sul pre e post-attacco attacco, dal punto di vista di Washington. Senza insulti, insinuazioni, o calunnie, Greaves si limita a presentare i fatti pertinenti, rilevanti e significativi che hanno portato i Giapponesi ad attaccare e l'amministrazione politica a voler insabbiare il proprio coinvolgimento.

MR MONTI E LA SUA COMUNICAZIONE INGLESE . L'ITALIANO MEDIO COMPRENDE, SIR...

                  dal Blog Café Humanité



Non è mai facile riportare sui giornali il senso di una così importante conferenza stampa. Umilmente, cercherò di condensare quanto Mario Monti ha inteso dire, riassumendo in breve le parti più generali e citando testualmente tra virgolette le sue parole più significative.
Questo lo storico intervento del professore: Hello Italy, I’m your premier and I speak easy perché sono un sobrio naturale e mi piace farmi capire quando parlo. Una volta gli italiani dovevano decriptare De Mita, trent’anni dopo hanno finalmente un professore bocconiano - perché sono un bocconiano, non so se mi spiego - che può illustrare in parole povere la road-map dei prossimi mesi: data la delicatezza del tema e la pesantezza dei sacrifici previsti, è fondamentale che everybody comprenda bene.

Scie Chimiche (Chemtrails) : Un testimone-chiave conferma: “Sono diffusori, non sensori”

                dal Tanker Enemy Blog





Di seguito la dirompente testimonianza di un manutentore circa l’installazione di dispositivi erogatori sui turbofan (si legga l'articolo a suo tempo qui pubblicato). Per proteggere il teste, sono stati omessi i riferimenti che potrebbero condurre alla sua identificazione. Dalle dichiarazioni, assolutamente genuine e che sono a disposizione delle autorità, si arguisce il coinvolgimento di alcune compagnie civili, insieme con i militari, nelle attività chimico-biologiche.