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mercoledì 22 febbraio 2017

Roba difficile, eh?



Una delle cose più interessanti in questo periodo è stato il divieto d’ingresso negli USA da parte di cittadini di alcuni paesi, divieto posto in essere dal neoeletto Donald Trump. E ancora più interessante è stato guardare le reazioni a questo divieto.

Mai come adesso siamo di fronte all’evidente dicotomia di una società paralizzata davanti ad una eterna partita di calcio, divisi in tifoserie, impegnati ad esultare o rammaricarsi per qualcosa che non è nelle loro mani, mentre ciò che li potrebbe salvare o distruggere continua indisturbato la sua corsa.

Il fatto è chiaro: Trump ha impedito l’ingresso negli USA a chi proviene da 7 paesi che sono: Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Syria, Yemen. Il blocco non è definitivo ma temporaneo.
Questo ha portato ad esempio all’arresto di persone che rientravano negli USA da quei paesi, anche con regolare visto, anche con un regolare lavoro e un’intera vita costruita in America. Persone che si sono trovate ad essere illegali, improvvisamente.

Questo ovviamente sulla base di cosa? Sulla base della percezione del rischio di terrorismo la cui entità è frutto di una montatura propagandistica: in America ogni anno le persone uccise dal terrorismo si possono contare sulle dita di una mano. Muoiono più persone per attacchi di mucca. Seriamente. Sono una ventina. Mentre ogni anno il conto supera le migliaia se si contano i morti per mano della stessa polizia. Più di 45 mila muoiono a causa dell’alcol. Più di 100 mila invece i morti causati dal settore medico/farmaceutico. E la primissima causa di morte è l’attacco di cuore.
Allora vediamo chiaramente che il pericolo percepito è completamente sballato rispetto alla realtà e certe misure politiche possono avvenire solo ed esclusivamente se la percezione del popolo è manipolata. Altrimenti anziché guerra al terrorismo, sentiremmo solo parlare di guerra ai grassi saturi, guerra a big pharma, guerra all’alcol (o meglio guerra a quello che ci fa diventare alcolizzati), guerra alla brutalità della polizia. Ma evidentemente così non è ed altrettanto evidentemente le decisioni politiche non hanno lo scopo di proteggere nessuno davvero.

Al di là di questa ovvietà pare assurdo oggi doversi persino confrontare ed avere un dibattito sul capire se sia giusto o no impedire a delle persone di varcare un confine basandosi solo ed esclusivamente sulla loro nazionalità. Questo non solo è eticamente sbagliato, logicamente assurdo e inefficace, ma apre la strada a scenari molto oscuri e pericolosi. Se questo può non essere colto da nazionalisti borghesi e infarciti di luoghi comuni che ancora si fanno abbindolare dalla storiella che il problema sono quelli là fuori, non si riesce a capire come anche certa controinformazione ci caschi in pieno, rimanendo completamente cieca di fronte a una dimostrazione di come si possa ancora oggi etichettare una persona come pericolosa senza averne le prove e su questa base applicare delle sanzioni.
Tutto questo non è che il normale prosieguo delle leggi antiterrorismo di Bush e company per aumentare il controllo sulle persone, non sui terroristi. Infatti da allora i dipartimenti statali che sono letteralmente esplosi in termini di quantità finanziamenti, equipaggiamento e personale sono proprio quelli adibiti al controllo dei confini: negli ultimi 10 anni i finanziamenti sono cresciuti del 75% arrivando ad una cifra più alta di quanto il governo spenda per FBI, DEA e Servizi Segreti messi insieme. Ovviamente tutto questo non ha reso il paese più sicuro, ha solo ingigantito la militarizzazione e il controllo. I muri non servono. E quando servono davvero, al limite servono per tenere fuori i poveri, non i delinquenti.

Ancora più divertente è vedere il modo in cui viene attaccato Trump dalla sinistra e come venga giustificato dalla destra.
La sinistra attacca Trump per il muro al confine col Messico e per il divieto d’ingresso da quei paesi di cui stavamo parlando, e queste sono azioni tremendamente liberticide. Inoltre da quella lista stranamente mancano paesi considerati fondamentali per il terrorismo come L’Arabia Saudita, stato con cui però guarda caso c’è una stretta alleanza commerciale e politica. Queste sono le critiche, però andando ad scavare, i muri al confine col Messico c’erano già, la militarizzazione in atto c’era già, la chiusura delle frontiere e l’inasprimento delle regole immigratorie sono già stata fatte una volta sia da Obama che da Clinton, e infine la lista dei paesi “canaglia” non è stata redatta da Trump ma dall’amministrazione precedente. Insomma tutte le cose per la sinistra si arrabbia con Trump sono state già fatte dagli stessi democratici.
La destra americana invece lo giustifica proprio perché è la sinistra ad aver fatto già molte cose simili e poi non si può parlare di islamofobia perché i paesi che sono nella black list non sono paesi a maggioranza musulmana. Però quando in quei paesi succede qualcosa di male sono automaticamente paesi musulmani. E poi Trump ha bannato gli ingressi da quei paesi. Obama li ha bombardati. Vuoi mettere?

Allora che cosa vediamo qui? Vediamo quella partita di calcio che ho menzionato all’inizio: una scacchiera inutile fatta di rimandi e giustificazioni irrisorie che non vanno al punto. Se qualcosa di sbagliato lo ha fatto anche l’amministrazione precedente o ha persino fatto di peggio, questo non la rende giusta o giustificata. E ovviamente viceversa. Lo scopo infatti della politica non è quello di arrivare al nocciolo delle questioni, ma creare dei blocchi che si combattano tra loro. La lotta politica diventa il fulcro, non i problemi della società. E come in una partita di calcio gli elettori si distraggono con la palla che viene passata da politico a politico, esultando e rattristandosi per il risultato del loro schieramento. Solo per quello.
E la controinformazione? Una parte sta a guardare la palla come gli altri. Un’altra parte, fortunatamente, vede chiaramente gli errori e gli orrori delle varie amministrazioni di destra o sinistra che siano, guardano in faccia i veri problemi che nessun schieramento politico si è mai davvero preso in carico di risolvere, non si fa mettere una etichetta e riesce a fare cose sovrumane come sapersi indignare sia per le bombe di Obama che per le leggi liberticide di Trump, come per esempio mettere sempre al primo posto il valore della vita umana senza mai metterla dentro dei calcoli strategici che poi servono per metterci l’uno contro l’altro o come comprendere che non ci sarà mai nessun potere che prenderà le parti di chi il potere non ce l’ha. Insomma, roba difficile eh?

- Mason Massy James




martedì 14 febbraio 2017

Il biologo molecolare Pietro Buffa e l'origine dell'umanita' attraverso l'intervento biogenetico.


Ho sempre guardato a Homo sapiens come a una sorta di “estraneo” su questo pianeta. Un essere vivente anomalo rispetto agli altri, non particolarmente integrato con alcun habitat naturale e per questo spesso costretto a modificarne le caratteristiche, per far sì che l’ambiente intorno a lui risulti maggiormente disponibile, meno aggressivo nei suoi confronti, più adatto alla sua sopravvivenza (antropizzazione).

In questi termini, l’essere umano rappresenta un caso unico in natura, decisamente non uniformato al resto del mondo animale, in cui ogni singola specie è invece assoggettata ai delicati equilibri esistenti all’interno di precise zone adattative.

L’uomo semplicemente non ha un proprio habitat naturale; lo straordinario sviluppo encefalico e la capacità di comprendere i meccanismi che governano la natura ne hanno garantito la sopravvivenza anche laddove questa sarebbe stata impossibile per via di un “corredo biologico” non adeguato.

domenica 15 gennaio 2017

E noi ridiamo



Alla fine dell’Ottocento lo scrittore De Amicis, giornalista-militare che aveva a cuore solo gli scatti sull’attenti davanti all’autorità, definiva «malvagio» il piccolo Franti che rideva alla notizia della morte del Re. Oggi i suoi degni eredi arrivano ad accusare chiunque non si metta al servizio dello Stato di essere un «terrorista». Per la gente dabbene, per i fautori del Partito dell’Ordine, il rispetto e l’obbedienza alle leggi è un fatto talmente scontato da apparire ai loro occhi come del tutto naturale. A loro avviso, le istituzioni vanno amate con la stessa spontaneità con cui si aprono gli occhi quando ci si sveglia al mattino. Chi si sottrae a questa ridicola credenza civica non è qualcuno che la pensa diversamente, è molto peggio. Finché la sua alterità rimane circoscritta al proprio ambito domestico, può anche essere considerato un eccentrico da evitare o un malato da curare. Ma guai a manifestarla pubblicamente. Perché nel Pensiero Unico chiamato per eufemismo Opinione Pubblica non è ammessa nessuna idea divergente. Chi non si indigna davanti ad un atto di ostilità rivolto contro il potere è losco e sospetto. Ma chi addirittura osa gioire per un lampo nelle tenebre della servitù volontaria è per forza di cose coinvolto nell'atto stesso: Ne è l'autore, o come minimo il complice. Altrimenti non oserebbe mai esprimersi così avventatamente, altrimenti si limiterebbe a rimanere in silenzio oppure a riportare sull'accaduto le veline dei mass-media (triste scappatoia a cui molti sovversivi fanno spesso ricorso).

sabato 31 dicembre 2016

UBUNTU



Ubuntu, ovvero benevolenza verso il diverso.

C’è chi dice che il razzismo è insito in ogni essere umano, coloro che lo dicono probabilmente fanno parte di questa tipologia.
Molto probabilmente in ambienti estranei alla tenaglia coercitiva degli Stati, di qualsiasi colore o religione, gli individui mostrerebbero ben altri sentimenti nei confronti del viaggiatore, dello sconosciuto, dell’affamato. Questo avviene in quei posti dove non arrivano leggi o polizie. 

Generalmente i "dipendenti" di uno Stato utilizzano strategie per indurre falsi bisogni, false paure nelle persone, affinchè rimangano al guinzaglio per così essere meglio manovrate. 
L’imperativo dei "capetti" di qualsiasi partito o movimento è quello di mascherare la verità, stravolgere le motivazioni e creare un odio verso il diverso in maniera tale che l’individuo perda di vista le miserie che quotidianamente lo obbligano a sopravvivere, miserie create dagli stessi "capetti". Siamo manipolati e plasmati in tutto per arrivare sereni a diventare piccoli numeri che sono utili solo a correre, correre, produrre, consumare, crepare.

giovedì 29 dicembre 2016

Uniti per la causa e divisi con se' stessi



Quante volte, nel campo dell'attivismo, ho sentito dire cose del tipo "restiamo uniti", "pensiamo alla causa comune", "non facciamo il gioco del sistema con il classico divide et impera" ecc..    


Sembrerebbe una cosa logica, il famoso "gioco di squadra"; ma cosa succede quando al "capitano"  non puoi neanche esporre una tua idea, una tua preoccupazione, insomma, come dovremmo reagire davanti a colui che da anni si spende per divulgare l'informazione nel campo della geoingegneria, informazione  sempre piu' spesso discutibile in quanto soggettiva, e poi di fronte  ad una critica, un'idea differente, davanti a una persona che non "sbava" e non ripete  a pappagallo il pensiero unico del "leader", non e' neanche in grado di sostenere una semplice discussione, un chiarimento, secondo me piu' che dovuto, e come risposta toglie l'interlocutore dalla sua lista contatti di Google+ al tipico "grido" di "falso attivista!", tanto in voga dalle parti della tribu' dei "ribelli belli in modo assurdo"?

giovedì 22 dicembre 2016

Il dominio e la sua legittimazione.



Non esiste una società senza diritto perché non esiste una società che non sia legittimata o che non tenda ad auto legittimare il dominio. Il diritto è lo spirito della società. se la società ha una volontà, questa è appunto il diritto: La società esiste solo grazie al diritto.
Ma siccome esiste solo per il fatto che esercita un dominio sui singoli, il diritto non è che la volontà del dominatore. Anche la società politicamente più dispotica è sempre alla ricerca del diritto. Tutti i tipi di governo partono dal principio che tutto il diritto e tutto il potere appartengono al popolo preso nella sua collettività. Nessuno di essi, infatti, tralascia di richiamarsi alla collettività e il despota agisce e comanda “in nome del popolo” esattamente come il presidente o qualsiasi aristocrazia. 

Il diritto è una dimensione ineliminabile di ogni società umana, che si ritrova fondata su quel particolare rapporto di forza riassunto nella pre-potenza, cioè in un momento che esiste prima del costituirsi collettivo della società e in un ambito che sta fuori una volta che questa si è costituita.

domenica 11 dicembre 2016

Il Portalettere



Vi riporto qui di seguito un pensiero del mio caro amico Marco, un post nel quale, secondo me, molti di voi si riconosceranno, alcuni nei panni del "portalettere", qualcun altro nei panni di chi lo caccia, altri ancora nei panni di chi lo caccia ma vorrebbe dare una sbirciatina alla "lettera", forse per provare a capire di che si tratta, e cosi' via...



"Il Portalettere"

Sono un portalettere! Sì, ecco cosa sono un cosciente portalettere. Parafrasando ti dico quello che faccio sia nella vita reale che in quella digitale:
Vado da amici che sono comodamente affossati nelle loro poltrone mentre guardano la TV, mangiando il loro snack chimico preferito, sorseggiando la loro bevanda tossica e facendo qualche tirata di sigaretta!

Una volta entravo urlando: “Alzati! Vieni giù a vedere quello che c’è dietro casa tua… non puoi vederlo dall’unica finestra del tuo appartamento!”. 
Una fragorosa risata e un calcio nel sedere….. stavo disturbando! Non tutti sono pronti ad uscire!
Poi ho capito che dovevo fare piano, con calma e facevo quello che mi era possibile!
Mi avvicinavo, allungavo le braccia per aiutarli a risalire dalla poltrona, molti ridevano e mi cacciavano, stavo disturbando!

lunedì 5 dicembre 2016

NON PER SCADERE NEL COMPLOTTISMO (video)


Una breve selezione di insospettabili teorici del complotto



Questo video è una raccolta molto parziale e generale di dichiarazioni fatte da importanti esponenti ufficiali ed autorevoli della politica, dell’economia, del giornalismo, della medicina, ecc. Queste stesse dichiarazioni fatte da perfetti sconosciuti sarebbero facilmente etichettate come becero “complottismo”, ed è proprio questo concetto che dovrebbe avviare la riflessione alla base del video.
Tra le fonti utilizzate ci sono documentari come Zeitgeist, Zero Privacy, XIII Emendamento, Anatomia di un Grande Inganno; spezzoni di telegiornali, trasmissioni di approfondimento, dichiarazioni politiche ufficiali.
Tra queste abbiamo inserito interventi palesemente gravi come una blasonata giornalista che mette in dubbio la veridicità delle informazioni sulla guerra in Iraq, o un importante epidemiologo che insinua particolari priorità dell’industria farmaceutica; e altri interventi apparentemente meno importanti come una lunga (ma poteva essere molto più lunga) carrellata personaggi molto influenti che parlano di Nuovo Ordine Mondiale come soluzione agli imminenti problemi della globalizzazione; la reale gravità di questi interventi consiste nella convergente connotazione concettuale e nominale, attraverso i decenni e in diverse parti del mondo, di un progetto inequivocabilmente esistente e largamente condiviso dai più importanti governi e istituzioni, ma mai veramente spiegato e che quindi dovrebbe preoccupare tutti noi. 

Un accentramento così estremo del potere rappresenta indubbiamente una pericolosa e sempre più abissale distanza da questo e tutti noi. Forse il vero motivo per cui non è mai stato spiegato chiaramente?
Tornando alla riflessione portante del video la domanda dovrebbe essere: Cos’è veramente il “complottismo”?
"Complottista" è una parola vuota che non vuol dire assolutamente niente di per sé ma che viene usata come comodo contenitore, o meglio gabbia, per ogni teoria più o meno provata che diverga da quelle ufficiali governative.
"Complottista" è quindi sinonimo di "folle paranoico che crede ai complotti", a tutti senza distinzione, eppure vi svelerò un segreto: il complottista come tale nemmeno esiste; uno può infatti credere ai segreti dell'Area 51 ma non alle scie chimiche, al complotto dell'11 Settembre ma non ai rettiliani, a Kennedy ma non a Paul McCartney morto e così via. Perché ogni argomento è a sé e andrebbe analizzato indipendentemente e senza preconcetto alcuno, questo è il fatto.
Ma fa più comodo inserire ogni contro-teoria nel calderone complottista unico così da isolare i pensatori e ricercatori indipendenti con più facilità, marchiandoli con quell'aggettivo che è quanto di più antiscientifico e antistorico possa esistere e che tanto materiale può offrire agli umoristi senza fantasia del web.

La parola è ormai da anni diventata di uso comune ma chi la pronuncia senza consapevolezza probabilmente non si rende conto della natura liberticida ed oscurantista che essa reca in sé, affermando in sostanza che qualunque cosa dica il governo è vera, qualunque cosa lo contraddica è falsa. È un regime totalitario subdolo che fa sentire i suoi sottoposti intelligenti e li arma di facile ironia invece che di fucili ma il compito è sempre lo stesso: ridicolizzare e annientare il dissenso.
In effetti ormai il complotto dei potenti è, come qualche studioso serio ha fatto notare, un vero tabù storiografico, ed è un concetto talmente inconcepibile che manca la parola stessa che identifichi gli artefici! Mentre ce ne sono svariate per identificare coloro i quali riescano a riconoscerlo. Quella della cospirazione dovrebbe essere una normale ipotesi investigativa, invece è oggi ridotta a barzelletta già in partenza, che è un po' come dire: "i potenti sono buoni, il contrario è inammissibile". Oppure si arriva ad obiettare che un complotto dei potenti sarebbe perfetto e il fatto che tu sia riuscito, secondo te, a scoprirlo dimostra che non c'è nessun complotto. I fatti non contano più, c'è solo una precisa volontà di delegittimazione attraverso dei trucchi sofistici sintomatici di cattiva fede e che poi sono quelli sistematicamente usati dai più infami debunker e nemici del vero.

"chi controlla il linguaggio controlla il pensiero":
- golpista = colui che attua il golpe
- cestista = colui che gioca a pallacanestro
- shampista = colui che pratica lo shampoo
- piastrellista = colui che mette le piastrelle
- trapezista = colui che si esibisce al trapezio
- corista = colui che esegue un coro
- analista = colui che esegue analisi
- barista = colui che lavora al bar
- complottista = colui che CREDE esistano i complotti

E sebbene l'italiano non sia certo una lingua povera di vocaboli e di sinonimi, da noi questa trappola semantica ha funzionato meglio perché in inglese, per indicare colui che si occupa di complotti, esiste "conspiracy theorist", la definizione coniata dalla CIA negli anni '60; mentre per indicare "colui che attua il complotto/cospirazione" esiste ovviamente "conspirator", due parole tuttora ben distinte. Da noi invece "complottista" è diventata la formula che teoricamente dovrebbe contenere due significati opposti ("colui che attua complotti" e "colui che crede esistano complotti") e palesemente contraddittori fra loro, ma che nella pratica ne ha assunto solo uno, quello ormai unanimamente condiviso di "pazzo paranoico".
Di fatto la lingua italiana, e quindi il pensiero italiano, non concepisce l'ipotesi che dei potenti possano ordire complotti, essendo la parola "complotto" sinonimo di fantasia paranoica, e ciò genera il famoso tabù storiografico.
Ecco che in quest'ottica la storpiatura dispregiativa "complottaro" sarebbe necessaria, il problema è che nel linguaggio comune "complottista" è già prettamente dispregiativo, a differenza ad esempio di "animalista" che è di per sé neutro.
Pur volendo ammettere il termine "complottista" inteso genericamente come "colui che va oltre le teorie ufficiali ed i mass media", ci sono fondamentalmente due modi di essere "complottista":

Uno è basato sull'analisi logica dei fatti e delle prove a propria disposizione che punta, in buona fede, all'emergere della verità che porta quindi ad un miglioramento delle condizioni di vita in generale; l’altro è sostanzialmente una sorta di “parodia” del primo, che pare cimentarsi nel gioco del “chi la spara più grossa”. In questo secondo approccio, non si ricerca più una qualche verità (forse lo si crede) ma ci si trova spesso solo in un tentativo di accrescimento del proprio ego, molto spesso portando alla luce teorie anti-sistema però senza avere alcuna prova o indizio valido, con l’unico scopo di ottenere consenso e seguito in un circuito a catena di persone che si compiacciono a vicenda senza verificare le informazioni. Ovviamente la facile derisione di quest’ultimo approccio è lo strumento principale per chi ha interesse a coprire fatti realmente accaduti o semplicemente per chi non li vuole vedere, facendo credere che questi modi approssimativi di informarsi, informare e divulgare siano gli unici usati.







Siate consapevoli. Deviate!

questi i canali di Deviance Project:

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sabato 3 dicembre 2016

Malati di Liberta'



La liberazione annienta il potere, le autorizzazioni, la proprietà.
Fino a quando non si capirà che il consenso, da qualunque strada arrivi, per definizione lo si accaparra imbrogliando il prossimo e lo si utilizza insultandolo, non ci sarà mai liberazione ma una sorta di teatrino finto che mette in scena sempre lo stesso spettacolo, file interminabili di individui che trascinano catene insopportabili. La liberazione non arriverà a piccoli saltelli come un fiumiciattolo di pianura ma impetuoso come una piena di novembre. L’onda d’urto strapperà gli anelli inchiodati alle pareti e trascinerà tutta la sporcizia della società. Nessuna gabbia reggerà il colpo e finalmente si apriranno tutte le celle dei condannati a morte, giustiziati per zuccherare il palato, per le proprie idee, per una libertà totale. 

Alcuni mi dicono che sono un sognatore, un innocuo utopista irrazionale, una persona che non vive nel reale, una macchietta che non conosce i problemi di tutti i giorni, un fortunello che abita lontano dalla lotta insomma un privilegiato. La visione antropocentrica ha la convinzione per statuto di secoli che l’uomo è al centro di tutto. La liberazione scardinerà anche queste tavole inchiodate nel cervello da troppe genuflessioni.

venerdì 11 novembre 2016

Continuo a scegliere colore e forma delle mie catene o le spezzo?

Idee e riflessioni sull’astensionismo attivo, crescente e generalizzato come strategia rivoluzionaria. Per una critica al fronte del No sociale al referendum costituzionale.


Che sia da Est o da Ovest, gran parte delle attuali correnti costituenti l’etere socio-politico, aldilà della loro origine e del loro livello di consapevolezza, marciano impetuose in direzione opposta alla crescita e allo sviluppo delle lotte sociali nel nostro paese.
In particolare, la contro-campagna intrapresa negli ultimi mesi al fine di indurre alla scelta del “No” al referendum sulla riforma costituzionale, la cui data di voto è stata fissata al 4 di dicembre, è un esempio di iniziativa che sta mettendo tutti d’accordo, o quasi; un’ultima spiaggia che sta fungendo da collante a realtà diversissime le une dalle altre. È impressionante constatare come quasi ogni area dell’opposizione, o sedicente tale, si ritrovi a viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda, dai fascisti di Casa Pound ad una buona fetta dell’estrema sinistra extraparlamentare. Uno scenario che ha del surreale, e che ci espone le cronache di una sacra alleanza di carattere legalitario e di dubbio gusto, mossa in parte da una sorta di timore esasperato in merito ad una generale ed imminente deriva totalitaria conseguente all’ampliamento del potere dell’esecutivo intuibile dalla formulazione della riforma, e in parte dalla volontà comune di esternare il proprio sentimento di sfiducia nei confronti dell’attuale direzione di governo, e più ambiziosamente, scacciare il premier Matteo Renzi (autore della procedura di personificazione della manovra) dal suo trono parlamentare, scardinare dalla radice il sistema piddino, e a detta dei propagandisti in questione, cambiare le carte in tavola. Come? Semplice, subordinando le lotte alle scadenze istituzionali e girando la ruota del governante di turno, spianando di fatto la strada all’ascesa di un governo a 5 stelle, e ad un’inevitabile declino del fronte rivoluzionario.

venerdì 4 novembre 2016

Banco e zainetto e lo schiavo è perfetto.




E’ nato prima l’uovo o la gallina? Il problema non me lo pongo, invece mi sta a cuore una certezza: Se io ho una persona che ha imparato a fare l’idraulico, e se questo idraulico crede fermamente in ciò che fa, nella bontà del suo lavoro, nonostante i fatti lo contraddicano, è completamente sciocco da parte mia mandare mio figlio da questo idraulico a imparare a fare un’altra cosa che non sia l’idraulica. Cioè, mi pare ovvio che l’idraulico gli insegnerà a fare e ad essere quello che egli sa ed è. Ora, allo stesso modo, a me sembra completamente idiota sperare di cambiare la società mandando mio figlio a scuola, laddove mio figlio troverà adulti già ferocemente scolarizzati che gli insegneranno ad essere e a fare quello che essi hanno imparato ad essere e a fare, credendoci profondamente. 

Non esiste una sola scuola al mondo dove il maestro dica al bambino di non credergli e di disobbedirgli affinché la società possa cambiare. Per raggiungere questo obiettivo bisogna anzitutto non avere adulti catechizzati e dunque catechizzanti, professanti la fede del loro lavoro e della loro morale, bisogna non avere insegnanti scolarizzati, bisogna semmai avere insegnanti che non credano più nel supposto e sedicente ruolo emancipatore della scuola.

martedì 18 ottobre 2016

L’obbedienza e' morte



Alexandra David Néel  
Ogni istante in cui l’uomo si sottomette ad una volontà esterna, è un istante estirpato dalla sua vita. Quando un individuo è obbligato a compiere un atto contrario al suo desiderio o quando è gli viene impedito d’agire in funzione del suo bisogno, egli smette di vivere la sua vita personale e, se da un lato colui che comanda aumenta il suo potere nutrendosi della forza di colui che è sottomesso, colui che obbedisce viene annullato, assorbito da una personalità esterna; diventa nient’altro che forza meccanica, strumento a disposizione di un padrone. Quando si parla dell’autorità esercitata da un uomo su altri uomini, da un sovrano sui sudditi, da un padrone sugli operai, da un proprietario sui propri lavoratori domestici, si capisce immediatamente che egli impiega la vita dei propri sottomessi per la soddisfazione dei propri piaceri, dei propri bisogni, dei propri interessi: cioè a suo vantaggio, a favore dello sviluppo della propria vita a discapito degli altri. Ciò che in genere si riesce a cogliere in maniera meno chiara, è l’influenza nefasta delle autorità d’ordine astratto: le idee, i miti religiosi e non religiosi, le tradizioni, gli usi e costumi, ecc. qualunque manifestazione esterna dell’autorità ha sempre e comunque origine in un’autorità mentale.


Nessun tipo d’autorità materiale, legata a leggi o individui, trova attualmente forza e ragione in sé stessa. Nessun tipo d’autorità materiale si esercita realmente da sé, tutto si basa su delle idee.
Poiché l’uomo si curva in primis davanti alle idee, riesce ad accettarne in seguito la realizzazione tangibile delle diverse forme del principio d’autorità.