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sabato 2 novembre 2013

L'ultima intervista di Pier Paolo Pasolini (assassinato da "ignoti" il 2 novembre 1975)


L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo; prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.



Pier Paolo Pasolini (1922-1975) del quale ricorrono oggi i 38 anni dalla brutale scomparsa (un omicidio premeditato ancora impunito), mostra intatta adesso la realtà della propria assenza. La perdita della passione intellettuale. "Si applaudono soltanto i luoghi comuni, mentre sarebbe il caso di coltivare l'atrocità del dubbio", dirà a ragazze e ragazzi durante un dibattito sulla terrazza del Pincio a Roma, poco prima del 2 novembre 1975, quando all'idroscalo di Ostia, viene spietamente assassinato dai sicari ancora nell'ombra, così come i mandanti di questo delitto.
"L'immagine più bella di Pasolini è quella dell'umile Italia, del popolo innocente e percosso, affamato di storia," scriverà Paolo Volponi. 

Bisogna interrogarsi sulla memoria e l'eredità di un vero e grande poeta civile, andate, forse, disperse insieme al suo mondo, al suo coraggio politico, d'altri tempi.




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