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| foto di Lettera 43 (© Getty) |
Perdite radioattive nell'oceano. Livelli di cesio impazziti. Ortaggi da horror. A 27 mesi dal disastro, iniziano a vedersi gli effetti. Ma il Giappone vuole tornare a investire sull'atomo.
di Michele Esposito
Fukushima nel luglio 2013. Due anni e tre mesi dopo la più grande catastrofe nucleare dai tempi di Chernobyl.
Le autorità nipponiche e laTokyo electric power co (la Tepco, che gestisce la centrale) gettano in pasta alla stampa periodiche rassicurazioni sull’area dove l’11 marzo del 2011 avvenne il disastro. Ma propria la frequenza degli inviti alla calma desta preoccupazione: suona quantomeno sospetta.
PERDITE E CONTAMINAZIONI. Specie perché gli allarmi periodici, i tonni radioattivi e gli ortaggi mostruosi dimostrano che un’allerta permanente esiste, e non solo attorno ai reattori 1, 2 e 3, tra i più danneggiati dal sisma e dal successivo tsunami che colpirono il Giappone.
L’ultimo allarme rosso è del 17 luglio, sotto forma di una perdita di vapore rilevata da una telecamera di sorveglianza. La Tepco ha immediatamente minimizzato l’episodio ma la questione resta: basteranno 40 anni, come assicurato dalle autorità, per un ritorno alla normalità a Fukushima?



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