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lunedì 2 gennaio 2012

[Paolo Borsellino Dossier] Mafia: il nodo politico

di Paolo Borsellino


dal sito Antimafia Duemila





Testo integrale della relazione svolta dal dottor Borsellino nel corso del Convegno organizzato dalla “fondazione Costa” sul tema “Trasformazione  e sviluppo: una sfida alla mafia”, Gela, 17 novembre 1988



1- E’ recentissima la notizia della pubblicazione del primo quotidiano europeo, The European, stampato a Londra, che nel suo numero zero porta in prima pagina una notizia che riguarda la Sicilia: sei omicidi di mafia tra Gela e Palermo, alcuni giorni fa.
Sei uccisi, titola il giornale, alla vigilia di una protesta contro la mafia. Ancora una volta, dunque, pesantemente, la Sicilia è notizia da prima pagina per fatti di mafia, triste primato europeo, se non mondiale, che la nostra isola condivide con le altrettanto tormentate regioni di Campania e Calabria, cioè con quei territori dove, secondo autorevolissime e ufficiali opinioni, il possesso del territorio da parte delle organizzazioni criminali è totale, con la conseguenza che è proprio lo stato che deve, in ogni modo e con tutta l’energia possibile, tentare e riuscire ad infiltrarsi. Che stampa nazionale e internazionale continuino a porre così frequentemente l’accento su tale situazione non è circostanza che deve di per sé dispiacere e scatenare inapprezzabili reazioni di malriposto meridionalismo, del tipo di quelle che in un recente passato eravamo abituati ad ascoltare dalle bocche di autorevoli personaggi, anche investiti di pubbliche funzioni, secondo i quali a Trapani, Catania, Pagani, Reggio Calabria o altrove non c’era mafia ma comune criminalità, eguale a quella di tante altre città del nord, dove invece i giornali e altri manipolatori di pubblica opinione insistevano e insistono ancora nel rappresentare la Sicilia e le altre terre meridionali come luogo di dominio incontrastato di organizzazioni malavitose.

[Paolo Borsellino Dossier] Il consenso della societa' civile per lo stato, arma contro la mafia

                    di Paolo Borsellino


         dal sito Antimafia Duemila






Il 4 maggio del 1989, il giudice Paolo Borsellino ha tenuto, presso il liceo Visconti di Roma, una conferenza incentrata sul tema dell’importanza dei giovani nella lotta alla “mentalità mafiosa”.

L’assemblea, partecipe e attenta, ha più volte applaudito l’intervento del magistrato e in particolare quando il giudice ha espresso un suo pensiero sul significato della paura.




La domanda che oggi ci poniamo, o meglio vi ponete, è che cosa interessa a voi della mafia. Perché è interessante che voi sappiate e parliate di mafia? E a questa domanda bisogna dare subito una risposta cruda: perché se la mafia fosse soltanto criminalità organizzata, una forma pericolosa quanto si vuole di criminalità organizzata, il problema della mafia interesserebbe soprattutto gli organi repressivi dello stato, polizia e magistratura, e ai giovani della scuola fregherebbe ben poco, se non come interesse generale a che la criminalità organizzata venisse comunque repressa. E questo era sostanzialmente il discorso che si faceva, o era sotteso, in Sicilia sino a qualche tempo fa perché in effetti nessuno pensava di andare a parlare ai giovani di mafia, nessuno pensava di entrare nelle scuole a parlare di mafia, nessuno pensava di parlare di mafia addirittura all'interno delle famiglie. E allora avveniva qualcosa di strano. Avveniva che, proprio perché la mafia non è e non è soltanto una forma di criminalità organizzata, i giovani siciliani crescevano in una curiosa situazione,

[Paolo Borsellino Dossier] Droga: un mercato di migliaia di miliardi

                                         di Paolo Borsellino

                             dal sito Antimafia Duemila





Io sono stato sempre estremamente convinto che la mafia sia un sistema, non lo chiamerei tanto parallelo, lo chiamerei alternativo al sistema dello Stato perché è proprio questo che distingue la mafia da ogni altra forma di criminalità.



E in particolare nell’ordinamento, nel nostro stato, a differenza che in qualsiasi altro Stato, si tratta di una organizzazione criminale dal grossissimo potere, così come organizzazioni criminali di grandissimo potere e di grandissima potenzialità vi sono negli altri stati, ma il nostro, mi pare, che sia, credo, l’unico stato in cui a chiare lettere si è potuto dire, da tutte le parti politiche, che l’esistenza di questa forma di criminalità mette addirittura in forse l’esercizio della democrazia. E perché? Perché probabilmente in nessuna altra parte del mondo esiste una organizzazione criminale la quale si è posta storicamente, e si continua a porre, nonostante talvolta questo lo abbiamo dimenticato e nonostante talora facilmente si continui a dimenticare, che si continua a porre come un sistema alternativo, un sistema alternativo che offre dei servigi che lo Stato non riesce ad offrire.

[Paolo Borsellino Dossier] I giorni di Giuda

                                     
                                       di Paolo Borsellino

                            dal sito Antimafia Duemila




Testo integrale dell’ intervento tenuto dal dottor Borsellino nel corso di una manifestazione promossa da MicroMega presso la biblioteca di  Palermo in data 25 giugno 1992.



Io sono venuto questa sera soprattutto per ascoltare. Purtroppo ragioni di lavoro mi hanno costretto ad arrivare in ritardo e forse mi costringeranno ad allontanarmi prima che questa riunione finisca. Sono venuto soprattutto per ascoltare perché ritengo che mai come in questo momento sia necessario che io ricordi a me stesso e ricordi a voi che sono un magistrato. E poiché sono un magistrato devo essere anche cosciente che il mio primo dovere non è quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze partecipando a convegni e dibattiti ma quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze nel mio lavoro.

[Paolo Borsellino Dossier] Palermo, 12 dicembre 1989


di Paolo Borsellino


dal sito Antimafia Duemila






La nostra responsabilità di fronte alla mafia*
Ho ascoltato gli interventi di coloro che mi hanno preceduto e ho colto, così, non per polemizzare ma soltanto per puntualizzare ancora di più, certi aspetti del problema mafioso.
La mafia. Responsabilità di tutti noi. Il pubblico ministero, impersonato dall’ottimo amico dott. Paino, ha detto: noi abbiamo collaborato, col nostro silenzio. Da giudice dico che non sono completamente d’accordo con lui. Non si può accusare di collaborazionismo una cittadinanza che ha visto uccidere il titolare dell’albergo Costa Smeralda – mi pare che si chiamava Jannì – che aveva collaborato. Non si può accusare di collaborazione una cittadinanza che non ha alcuna protezione nel potere, una cittadinanza che è stata abbandonata dal potere, una cittadinanza che vede la mafia padrona quasi assoluta della vita, dei beni, degli interessi economici della società.

[Paolo Borsellino Dossier] Rocco Chinnici - un uomo che andava contro corrente




                                 di Paolo Borsellino
                                                   
                      dal sito Antimafia Duemila





L’umiltà, la saggezza, la serietà e l’amore di Paolo Borsellino verso il suo prossimo e i suoi fraterni colleghi Chinnici e Falcone si evidenziano chiaramente anche in questa prefazione.


Ho riletto con intensa emozione questi brevi scritti di Rocco Chinnici, che mi hanno fatto ricordare altri suoi interventi pubblici e tante altre conversazioni quotidiane che avevo con lui, di cui purtroppo è rimasta traccia solo nella mia memoria ed in quella di coloro che ebbero la fortuna di ascoltarlo.
Rocco fu assassinato nel luglio del 1983, agli inizi di questo decennio, quando ancora erano grandemente lacunose le concrete conoscenze sul fenomeno mafioso, che non era stato ancora visitato dall’interno, come poi fu possibile nella stagione dei “pentiti”.
Eppure la sua capacità di analisi e le sue intuizioni gli avevano permesso già nel 1981 (è questo l’anno di ben tre dei quattro scritti pubblicati) di formarsi una visione del fenomeno mafioso che non si discosta affatto da quella che oggi ne abbiamo, col supporto però di tanto rilevanti acquisizioni probatorie, passate al vaglio delle verifiche dibattimentali.

[Paolo Borsellino Dossier] Riforme e indipendenza della magistratura

            
                      di Paolo Borsellino
  
         
         dal sito Antimafia Duemila





Secondo le più recenti dichiarazioni del ministro di Giustizia egli non si sarebbe mai sognato di sfiorare il problema della dipendenza del pubblico ministero dall’esecutivo di cui semmai si discuterà nell’ambito della revisione costituzionale demandata al prossimo Parlamento. Il problema tuttavia risulta non solo sfiorato, ma affrontato di petto da parte di autorevoli esponenti dello staff ministeriale che, con elaboratissime argomentazioni, lo sollevano su prestigiose riviste specializzate come Giustizia Penale, non omettendo di accusare l’Associazione Nazionale Magistrati di rigide chiusure corporativistiche. Gli argomenti, oltre all’insistente richiamo di diritto comparato ad altri ordinamenti statuali, sono sostanzialmente tre: la necessità che si ponga rimedio alla non soddisfacente distribuzione di magistrati del Pubblico Ministero sul territorio; la considerazione secondo cui i magistrati del pm operano già oggi scelte discrezionali in ordine all’esercizio dell’azione penale senza però risponderne ad alcuno e il difettoso coordinamento tra gli stessi organi inquirenti non realizzabile in maniera ottimale se non sottoponendolo a una unica autorità che dirigendoli possa coordinarli effettivamente nella conduzione delle indagini, specie in materia di criminalità organizzata.

domenica 1 gennaio 2012

Un paese a forma di cesso

                di Claudio Messora
                       dal sito byoblu



 Vi hanno sempre detto che l'Italia era a forma di stivale. Vi hanno mentito!

 I microbi che albergano sulle pareti di un water closet probabilmente non se ne rendono conto, ma non fanno una bella vita. Finchè non mettono il naso fuori, però, non lo sanno. Per chi non è abituato, varcare i confini delle gabbie significa cedere allo stupore. Come gli indios abbacinati dalle perline, la prima reazione di un italiano all'estero è di pura meraviglia. E' tutto un "caspita!", "ma guarda...", "non l'avrei mai detto", "ma ti rendi conto?". La vera presa di coscienza arriva al fatidico momento del rientro. E' come tornare a casa dal cinema e realizzare che era solo un film.

Caparezza: "Non siete Stato voi"

Ecco il testo della traccia numero 14 [Non siete Stato voi], del quinto disco di Caparezza.


TESTO

Non siete Stato voi che parlate di libertà come si parla di una notte brava dentro i lupanari.
Non siete Stato voi che trascinate la nazione dentro il buio ma vi divertite a fare i luminari.
Non siete Stato voi che siete uomini di polso forse perchè circondati da una manica di idoti.
Non siete Stato voi che sventolate il tricolore come in curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
Non siete Stato voi nè il vostro parlamento di idolatri pronti a tutto per ricevere un'udienza.
Non siete Stato voi che comprate voti con la propaganda ma non ne pagate mai la conseguenza.
Non siete Stato voi che stringete tra le dita il rosario dei sondaggi sperando che vi rinfranchi.
Non siete Stato voi che risolvete il dramma dei disoccupati andando nei salotti a fare i saltimbanchi. Non siete Stato voi. Non siete Stato voi.

LO STRETTO DI HORMUZ SI TRASFORMERA' NELLA PROSSIMA PEARL HARBOR ?

di Robert Wenzel    





Molti storici revisionisti ritengono che gli Stati Uniti abbiano spinto il Giappone ad attaccare Pearl Harbor.

Lo storico Percy Greaves credeva che l'attacco del 7 Dicembre 1941 non fosse né inatteso né immotivato. Come sua moglie, Betina Bien Greaves spiegò:

[Greaves] fu il consigliere principale per la minoranza Repubblicana alla Joint Congressional Committee che indagò su Pearl Harbor dal 1945 al 1946. Partecipò a tutte le sue audizioni, intervistò molti ufficiali dell'Esercito, della Marina, e funzionari a Washington coinvolti nell'attacco e nelle indagini. Studiò i documenti diplomatici, i rapporti studiati e conti della manifestazione pubblicate durante gli anni che seguirono. Ha studiato i documenti diplomatici, i rapporti ed i resoconti dell'evento pubblicati durante gli anni che seguirono. Questo libro [Pearl Harbor: The Seeds and Fruits of Infamy] non tratta l'attacco. Tratta di eventi mai presentati prima sul pre e post-attacco attacco, dal punto di vista di Washington. Senza insulti, insinuazioni, o calunnie, Greaves si limita a presentare i fatti pertinenti, rilevanti e significativi che hanno portato i Giapponesi ad attaccare e l'amministrazione politica a voler insabbiare il proprio coinvolgimento.

MR MONTI E LA SUA COMUNICAZIONE INGLESE . L'ITALIANO MEDIO COMPRENDE, SIR...

                  dal Blog Café Humanité



Non è mai facile riportare sui giornali il senso di una così importante conferenza stampa. Umilmente, cercherò di condensare quanto Mario Monti ha inteso dire, riassumendo in breve le parti più generali e citando testualmente tra virgolette le sue parole più significative.
Questo lo storico intervento del professore: Hello Italy, I’m your premier and I speak easy perché sono un sobrio naturale e mi piace farmi capire quando parlo. Una volta gli italiani dovevano decriptare De Mita, trent’anni dopo hanno finalmente un professore bocconiano - perché sono un bocconiano, non so se mi spiego - che può illustrare in parole povere la road-map dei prossimi mesi: data la delicatezza del tema e la pesantezza dei sacrifici previsti, è fondamentale che everybody comprenda bene.

Scie Chimiche (Chemtrails) : Un testimone-chiave conferma: “Sono diffusori, non sensori”

                dal Tanker Enemy Blog





Di seguito la dirompente testimonianza di un manutentore circa l’installazione di dispositivi erogatori sui turbofan (si legga l'articolo a suo tempo qui pubblicato). Per proteggere il teste, sono stati omessi i riferimenti che potrebbero condurre alla sua identificazione. Dalle dichiarazioni, assolutamente genuine e che sono a disposizione delle autorità, si arguisce il coinvolgimento di alcune compagnie civili, insieme con i militari, nelle attività chimico-biologiche.